La proposta della Regione sul Pecorino Romano DOP convince il mondo delle campagne: decisivo il ritiro dal mercato di 30mila quintali di formaggio

Nelle ultime settimane abbiamo lavorato per arrivare a questo vertice con uno strumento che consenta di intervenire subito per mettere in sicurezza le giacenze di pecorino romano stoccate nei magazzini delle aziende». A parlare è Riccardo Barbieri, presidente della Sfirs (Società Finanziaria della Regione Sardegna), mentre lo strumento citato consiste nell’avviso pubblico rivolto ai produttori che dovrebbe consentire il ritiro dal mercato circa 30mila quintali di Pecorino Romano DOP. E questo avverrà attraverso una società costituita ad hoc, la PR Service, che acquisterà il formaggio che i produttori decideranno di vendere (a valore di carico e non a quotazioni di mercato) e lo depositerà presso lo stagionatore (dodici quelli riconosciuti dalla DOP). Cambia la titolarità e cambia il luogo di custodia. Non cambiano il disciplinare, nè la marchiatura. Il prodotto resta a disciplinare e marchiato, dentro al sistema di controllo della DOP, continuando a stagionare in Sardegna.

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Gianni Maoddi, presidente del Consorzio del Pecorino Romano: «Stiamo mettendo in campo iniziative che nel breve e medio termine porteranno risultati positivi. Le soluzioni si trovano e i problemi si risolvono dialogando con tutte le parti. Sul prezzo del latte voglio precisare che oltre ad essere presidente del Consorzio sono anche un produttore di formaggio, quindi noi e i pastori siamo sulla stessa barca. In questo momento loro hanno ragione: gli aumenti dei costi creano difficoltà a stare sul mercato e a portare a casa un po’ di guadagno. Tuttavia, anche le aziende vivono le stesse problematiche. Solo lavorando insieme, organizzando le produzioni, del latte, del formaggio e quella commerciale, possiamo portare a casa il miglior risultato possibile. Tutto dipenderà da come verrà gestita questa situazione, ma non possiamo sicuramente scaricare i costi sull’allevatore. Infine, non sono convinto che ci sia questo esubero di pecorino romano, come non sono convinto che il latte in più sia stato utilizzato per quella produzione».

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Fonte: La Nuova Sardegna

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