Dopo cinque annate difficili, il Consorzio di Tutela dell’Olio Extravergine di Oliva Riviera Ligure DOP punta su una campagna olivicola in forte ripresa. Siffredi: «Almeno il 30% in più rispetto a un’annata media». L’accordo di filiera tutela produttori e prezzi.
“Dopo la pioggia degli ultimi giorni, ci sono tutte le condizioni perché la campagna olivicola sia memorabile dal punto di vista quantitativo e qualitativo”. Carlo Siffredi, presidente del Consorzio di Tutela dell’olio extravergine d’oliva Dop, battezza così l’inizio del periodo di raccolta e di frangitura delle olive. Nel regno della Taggiasca, l’aspettativa del mondo olivicolo è alta. Tutta la filiera sta aspettando una stagione – per l’olio e le olive in salamoia – che si annuncia, a detta di tutti, in grado di far dimenticare gli ultimi cinque anni grami, difficilissimi per il mondo produttivo con il culmine negativo – la scorsa stagione – caratterizzata da una raccolta scarsissima.
I numeri parlano chiaro: “Ci aspettiamo almeno il 30 per cento in più rispetto a un’annata media – continua Siffredi – Se in Liguria vengono prodotti in media 5 mila quintali di olio Dop, se tutto va bene in questa annata produttiva si arriverà a 7-8 mila quintali di olio Dop“.
La filiera dell’olio ligure sta facendo quadrato intorno al suo prodotto: “Se pensiamo a quello che sta accadendo intorno a noi, la Liguria è un’oasi felice – continua il presidente del Consorzio Dop – in Italia il prezzo dell’olio è precipitato, da noi grazie alla DOP e all’Oliva Taggiasca Ligure IGP possiamo difendere il prodotto e il lavoro di chi investe per garantire qualità, quantità e continuità. Il nostro patto è l’esempio di una filiera che funziona e che trova uniti produttori, frantoiani, imbottigliatori. Il rischio era un tracollo dei prezzi, con coraggio abbiamo siglato tutti insieme un accordo che tutela il settore. Le olive da olio vengono pagate, prezzo minimo, da 1,60 a 1, 84 al kg, 2 euro al kg le olive da salamoia. E 13 euro al kg il prezzo minimo per l’olio sfuso”.
Una boccata d’ossigeno per l’olivicoltura, un’esperienza pilota che serve a indirizzare la narrazione del prodotto e del suo territorio: “Dobbiamo parlare di distintività, identità territoriale, qualità per poterci difendere in un mercato dove tre o quattro Paesi definiscono prezzi e andamento – è l’analisi di Carlo Siffredi – la certificazione dell’olio Dop e della Taggiasca ligure Igp diventano fondamentali: un patto che premia la filiera e difende il consumatore. Dobbiamo cominciare a parlare di oli e non genericamente di olio italiano. Oli specifici, identitari, con caratteristiche organolettiche uniche. È una scelta forte”.
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Fonte: Il Secolo XIX


