Turismo DOP decisivo per i territori: filiere produttive solide, attrattività turistica consolidata e Consorzi di tutela strutturati svolgono un ruolo attivo di governance territoriale
C’è una nuova esperienza di turismo che sta prendendo sempre più piede e che è legata alle eccellenze dell’agroalimentare. Si tratta del Turismo DOP, ovvero di coloro che scelgono una meta in base a quanti e quali prodotti DOP si possono gustare. Per fare un esempio restando a Nordest, l’altopiano di Asiago per il tipico formaggio o San Daniele per il prosciutto crudo. E proprio il Veneto è la regione leader in Italia per questo tipo di fruizione turistica, il Trentino Alto Adige è ottavo, il Friuli Venezia Giulia dodicesimo, con un trend di crescita.
Lo testimonia il secondo rapporto sul Turismo DOP, pubblicato da Fondazione Qualivita, in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Masaf per monitorare le attività di turismo enogastronomico legate ai prodotti agroalimentari a indicazione geografica e al lavoro dei Consorzi di tutela.
Il Turismo DOP cresce in 16 regioni su 20, con Veneto, Toscana ed Emilia Romagna ai vertici
Nel 2025 sono state 667 le attività di cui 292 eventi (+ 26% sul 2024) tra feste, degustazioni, festival culturali e sportrealizzati da 367 Consorzi di tutela. La Cucina italiana, riconosciuta pochi mesi fa patrimonio dell’Unesco, diventa un potenziale nuovo driver di sviluppo del Turismo DOP.
I fattori decisivi, per rendere un territorio accattivante da questo punto di vista, si confermano la presenza di filiere produttive solide, un’attrattività turistica consolidata e, soprattutto, Consorzi di tutela strutturati e riconosciuti capaci di svolgere un ruolo attivo di governance territoriale.
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Fonte: Il Messaggero Veneto


