L’articolo 53 della proposta apre alla valorizzazione delle Indicazioni Geografiche negli appalti alimentari pubblici, mentre il nuovo criterio Best Price-Quality Ratio destina almeno il 30% del punteggio alla qualità
Il 9 settembre la Commissione europea ha adottato una proposta di nuovo regolamento volta a modernizzare e semplificare il quadro dell’Unione europea in materia di appalti pubblici, al fine di sostenere investimenti efficaci nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. La proposta mira a rendere le norme più semplici e chiare, consolidando in un unico regolamento, direttamente applicabile, le tre direttive attualmente vigenti in materia di appalti pubblici, nonché le disposizioni in materia di appalti contenute nella legislazione settoriale.
Di particolare interesse per il settore delle Indicazioni Geografiche è l’articolo 53 della proposta, che prevede la possibilità per gli acquirenti pubblici di tenere conto, nell’ambito degli appalti di prodotti alimentari, di considerazioni relative alla qualità e alla sostenibilità degli alimenti. Tali considerazioni possono essere previste, se del caso, nei capitolati d’oneri, nei criteri di aggiudicazione o nelle condizioni di esecuzione dei contratti, anche attraverso requisiti o condizioni relativi a metodi e sistemi di qualità, quali le Indicazioni Geografiche. Si tratta di una previsione di particolare rilievo per il comparto delle DOP e IGP, in quanto riconosce espressamente la possibilità di valorizzare, nell’ambito della domanda pubblica di prodotti alimentari, le caratteristiche qualitative e i sistemi di qualità connessi alle Indicazioni Geografiche. La disposizione può pertanto contribuire a rafforzare il ruolo delle DOP e IGP nelle politiche di approvvigionamento pubblico e nella valorizzazione della qualità delle produzioni agroalimentari europee.
Tra le ulteriori considerazioni relative alla qualità e alla sostenibilità degli alimenti che possono essere prese in considerazione rientrano le condizioni di equità e trasparenza nelle filiere di approvvigionamento alimentare, l’organizzazione della catena di approvvigionamento, i metodi di produzione biologica, i criteri relativi al valore nutrizionale e agli effetti sulla salute, nonché quelli concernenti la freschezza e la stagionalità degli alimenti e il benessere degli animali.
La proposta introduce inoltre il Best Price-Quality Ratio (BPQR) quale metodo di aggiudicazione standard, prevedendo che i criteri di qualità rappresentino almeno il 30% del punteggio complessivo, percentuale che sale al 50% per i contratti ad alta intensità di lavoro. Tale previsione è soggetta a un meccanismo di «conformità o spiegazione»: le amministrazioni aggiudicatrici possono discostarsi da tale approccio, purché spieghino in che modo la qualità sarà altrimenti garantita, ad esempio attraverso la previsione di requisiti minimi di qualità.
Gli acquirenti pubblici saranno quindi chiamati a considerare sistematicamente, oltre al prezzo, anche elementi qualitativi, comprese considerazioni di carattere ambientale e sociale, nonché relative all’innovazione, alla sicurezza, alla resilienza e alla cosiddetta «preferenza europea». Le amministrazioni aggiudicatrici manterranno un’ampia discrezionalità nella scelta dei criteri di qualità da applicare e nella relativa ponderazione nell’ambito delle singole procedure di appalto. La proposta prevede, inoltre, strumenti pratici destinati a supportare gli acquirenti pubblici nella definizione e nell’applicazione di tali criteri.
In linea generale, il regolamento mira a semplificare le procedure e a ridurre gli oneri amministrativi attraverso la creazione di un mercato integrato degli appalti digitali, basato su piattaforme interconnesse e interoperabili per gli appalti elettronici degli Stati membri. Secondo la Commissione europea, la proposta consentirà un risparmio amministrativo annuo stimato in 650 milioni di euro, derivante da una riduzione degli oneri pari a circa 80 milioni di euro per gli acquirenti pubblici e a 570 milioni di euro per gli operatori economici.
Il regolamento proposto dovrà ora essere esaminato e negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea, prima della sua eventuale adozione e della successiva entrata in vigore.
Fonte: Commissione UE


