Nell’obiettivo dei dazi antidumping diversi marchi italiani, perla stragrande maggioranza meridionali, c’è l’incubo della tariffa aggiuntiva monstre: le aziende temono di perdere importanti quote cli mercato. La preoccupazione tra gli addetti ai lavori è anche per la tenuta degli attuali livelli occupazionali.
Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo in seguito alla revisione dell’analisi antidumping da parte del dipartimento del Commercio Usa, che avrebbe aumentato i dazi fino al 91.74% sulle esportazioni di pasta verso gli Stati Uniti, che Trump ne minaccia nuovi. Con l’intento di “punire” i Paesi europei che difendono lo status quo della Groenlandia, imponendo tariffe aggiuntive. Con in più il rischio di contro-dazi applicati da Bruxelles quale ritorsione alle nuove misure protezionistiche americane.
Nel mirino dei dazi antidumping, però, ci sono solo i pastifici italiani, perla stragrande quantità meridionali.
La vicenda
Proviamo a ricostruire per sommi capi la vicenda del superdazio. Il 4 settembre 2025 il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari di controlli effettuati su due pastifici del Sud, Garofalo di Gragnano e La Molisana di Campobasso. Dall’indagine erano emerse informazioni carenti delle due aziende. E pertanto decideva il livello tariffario massimo pari a quasi il 92%. Che si andava ad aggiungere al dazio ordinario su tutti i prodotti europei del 15% e a un’altra percentuale significativa conseguente alla svalutazione del dollaro rispetto all’euro.
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Nei primi giorni del nuovo anno il controllore americano riconsiderava la propria decisione, riducendo drasticamente il dazio antidumping al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e alla media ponderata del 9,09% per gli altri il produttori. Tutto risolto, quindi? Niente affatto, perché, se è vero che l’efficacia del provvedimento resta sospesa fino a quando l’indagine non sarà stata conclusa, quindi alla data dell’11 marzo, è anche possibile che la sentenza finale sia sfavorevole e in tal caso si ritornerebbe alla tariffa aggiuntiva del 91, 74%.
L’Italia ha finora esportato verso gli States 3oomila tonnellate di pasta all’anno, la maggior parte dalle regioni meridionali. Basti pensare che l’intero comparto della Pasta di Gragnano Igp fattura circa 400 milioni, di cui oltre il 50% va all’estero, in gran parte proprio negli Stati Uniti.
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