Produttori di vino preoccupati per le giacenze di invenduto che penalizzano i prezzi. Vendemmia in anticipo e siccità riducono le rese produttive ma nelle cantine ancora 45 milioni di ettolitiri di vino e mosto.
Una vendemmia paradossale. Perché i viticoltori che hanno sempre identificato nel raccolto le prospettive di reddito se non di ricchezza oggi si trovano quasi a dover sperare di produrre meno.
E la siccità che pure ha colpito i vigneti italiani, darà un contributo a ridurre la produzione, perché insieme alla mancanza di sbalzo termico tra giorno e la notte ha provocato fenomeni di disidratazione nelle uve e di perdita di peso dei grappoli. Ma la flessione produttiva sarà minore rispetto a quanto sarebbe auspicabile. È questo il contraddittorio sentiment che si respira tra i produttori italiani di vino mentre la vendemmia è, in anticipo sui tempi, già a buon punto.
Il problema vero, infatti, non è la produzione ma il mercato. Il vino italiano arriva all’annata 2026 con giacenze record di invenduto: secondo il ministero dell’Agricoltura, al 31 luglio scorso erano presenti nelle cantine italiane 45,6 milioni di ettolitri di vino e mosti (+8,2% rispetto al 31 luglio 2025). Quantitativo che equivale ad avere in magazzino una vendemmia in più.
Ne deriva una pesantezza d’offerta che penalizza i prezzi. A giugno scorso i vini sfusi Doc italiani sono stati quotati in media 1,57 euro al litro, in calo del 7% rispetto all’anno prima. Peggio ancora è andata per i vini comuni (-19%). A questo quadro già complesso va aggiunto che nei primi 5 mesi dell’anno l’export ha registrato un calo di quasi il 7% (a 3 miliardi di euro), con gli Usa a -15%.
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Fonte: Il Sole 24 Ore


