Zero o poco alcol ma nel bicchiere resta la qualità italiana: da quest’anno al via la nuova produzione vinicola No-Lo. Per Federvini entro il 2028 sarà un business mondiale da 4 miliardi di dollari

Dice Luca Argentero: «Non si deve rinunciare a un piacere condiviso ». E che c’entra il bello e bravo attore piemontese in un articolo sul vino? Presto detto: è uno dei tanti investitori che puntano al mercato No-Lo (no e low alcol) dopo il via libera alla produzione arrivato a fine anno con un decreto dei ministeri dell’Agricoltura e delle Finanze. Tenuto conto del divieto appena caduto, i «cinque amici al bar», come Argentero definisce i suoi soci nell’etichetta Sodamore, non saranno più costretti a imbottigliare in Germania. Stessa storia per giganti del settore come Argea o Mionetto, solo per fare due esempi.

Intanto dalla Spagna ha già avviato il trasferimento della produzione in Alto Adige la Schenk -Italia. Altri stanno rientrando dalla Francia. «I numeri parlano chiaro: tra il 2022 e il 2025 in Italia il mercato delle bevande analcoliche è cresciuto del 14,8%, mentre il consumo cli alcol tradizionale ha registrato un calo», sintetizza Ettore Nicoletto, tra i manager più autorevoli del settore enologico, ceo della giovanissima Compagnia del gusto.

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L’INCREMENTO

Secondo Iwsr e Federvini, entro il 2028 questa tipologia di vino raggiungerà i 4 miliardi di dollari a livello mondiale. Salute, lifestyle e divieti religiosi, tra le spinte al nuovo mercato. Al momento il 63% dei consumatori sono negli Usa e il 10% in Germania. In Italia ancora è poca cosa – solo lo 0,1% del vino venduto – ma con un significativo salto dagli 8 milioni di euro di giro d’affari del 2021 ai 55 dello scorso anno.

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I DATI

Uno studio di Nomisma per Coop stima che 15,4 milioni di italiani preferirebbero bevande No-Lo alle alcoliche, che il 47% dei Millennials è interessato, il 24% è curioso di provare, il 15% vuole spirits low-alcol, l’8% preferisce spirits zero alcol.

Il trend riguarda quindi tutto il beverage, anche spirits e superacolici (che smettono di esserlo) come il primo Limoncello analcolico prodotto dalla romana Pallini, il Bellini Zero di Fonte Margherita, l’Amaro Lucano. E, più di tutti per ora, la birra. Secondo i dati Cresi di Circana, dal 2019 al 2025 gli acquisti di birre analcoliche sono annientati del 79%, con un +18% solo nell’ultimo anno.

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Fonte: Molto Economia

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