Maria Chiara Ferrarese, direttrice generale e ad di CSQA, organismo leader di certificazione nell’agroalimentare: IG strumenti collettivi, serve governance e programmazione.

Il clima cambia più rapidamente dei disciplinari di produzione. Nell’ortofrutta Dop e Igp, rese anomale, raccolte anticipate e parametri qualitativi sempre più difficili da rispettare stanno rendendo delicato l’equilibrio tra tutela dell’identità e adattamento delle produzioni.

Ne parla con Italia Oggi Maria Chiara Ferrarese, direttrice generale e amministratrice delegata di CSQA, il principale organismo di certificazione in Italia nel settore agroalimentare che, dopo l’acquisizione delle attività di Check Fruit, controlla 98 Indicazioni Geografiche e 45 filiere ortofrutticole certificate su 129.

Domanda. Che cosa distingue i controlli sull’ortofrutta e dove si concentrano le criticità?

Risposta. I disciplinari definiscono l’areale, ma anche requisiti produttivi e qualitativi. Il nostro compito è verificarli dalla produzione primaria fino all’identificazione del prodotto, prima della commercializzazione. Nell’ortofrutta il controllo riguarda modalità e periodi di coltivazione, semina, raccolta e parametri come grado Brix, calibro, colore o croccantezza. La frammentazione delle aziende e la variabilità degli appezzamenti complicano la gestione. Cresce inoltre la difficoltà nel rispettare requisiti condizionati dal clima: una resa può essere elevata ma non coerente con il disciplinare, oppure si può essere costretti a raccogliere prima senza raggiungere il grado Brix richiesto.

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Fonte: Italia Oggi

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