Il 74 percento delle esportazioni del lattiero-caseario è diretto negli Usa e la tassazione del 10 per cento pesa sulle cifre finali. Il deputato del Pd Silvio Lai: «L’export di questo settore ha avuto un calo dell’1,9 percento. Non tutto è dovuto ai dazi ma sono numeri che confermano la vulnerabilità di un sistema che dipende da pochi mercati»

Il Pecorino Romano DOP soffre, l’olio tiene duro, il vino registra un calo. I dazi imposti da Trump hanno dato una sforbiciata importante alle cifre delle esportazioni agroalimentari isolane che proprio negli Usa hanno il mercato principale: nei territori di Sassari e Nuoro oltre il 60% , nel Sud Sardegna e Oristano tra il 15% e il 44%.

I vini: La Sardegna sotto la media nazionale (-6,2%)

«Nei primi 12 mesi di applicazione, dall’aprile del 2025 al marzo del 2026, il vino italiano ha perso circa 340 milioni di euro, secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini, uno dei maggiori sindacati di categoria» spiega Gianluca Atzeni, giornalista del Gambero Rosso.

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La Sardegna, di fatto, fa peggio della media nazionale che è al -6,2%. Con una postilla: il peso di queste cifre ricade soprattutto sulle grandi cantine che realmente fanno affari negli Usa (Vermentino Doc, Vermentino di Gallura Docg e Cannonau sono i più esportati sul mercato statunitense), mentre la maggior parte delle aziende isolane agisce sul mercato interno o nazionale.

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L’olio

«Qualsiasi tipo di tassazione è da considerarsi un fattore negativo e se non c’è è meglio» dice Antonello Fois, titolare dell’Accademia olearia di Alghero e presidente del Consorzio di tutela dell’olio di oliva DOP di Sardegna. Il suo focus da una premessa: «I dazi pesano soprattutto se quei prodotti che in scaffale hanno un prezzo più basso, ed è naturale. Se l’aumento medio è di 1,5 dollari, un prodotto che passa da35 a36,50 dollari ha pochissimi contraccolpi perché evidentemente si rivolge a un target alto».

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Fonte: La Nuova Sardegna

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