Argomento: storia

  • 19 giugno 2015

    Il sapore della storia: il San Daniele

    Sono tradizioni che non hanno prezzo, pur avendone uno. Ci sono storie di cucina, di tavola, di convivialità che raccontano non solo di cibo, ma di umanità, di persone. I grandi prodotti enogastronomici d'Italia sono lo specchio delle nostre vite, ci vediamo riflessi il cammino di un popolo e l'intelligenza artigianale costruita in anni di esperienza. Una di queste storie la racconta il  San Daniele, senza «prosciutto» davanti. Non occorre. Il Patanegra, lo straordinario jamon spagnolo che viene da maiali cresciuti allo stato brado e nutriti di ghiande (bellota), non si sogna di chiama...
  • 12 settembre 2014

    La carne dei poveri che è diventata un cibo alla moda

    SetteL'unico italiano a non essersi lamentato dell'estate fredda e troppo piovosa è il Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese IGP: per il legume della vallata bellunese si prospetta infatti un'annata migliore rispetto alle precedenti. Fortuna meteorologica che si assomma alla buona stampa: il fagiolo è vegano e dunque di moda, è gluten-free e dunque bipartisan, è fotogenico e dunque si presta a essere immortalato dagli smartphone e postato sui social media. Inoltre è un Super Food - come vengono definiti i cibi che fanno bene alla salute -, in particolare utile per la prevenzione di alcuni tumori e delle malattie cardiache.
  • 10 settembre 2014

    Riso, quattro metri sotto il mare

    Italia Oggi Quattro metri sotto il mare. Così, parafrasando i Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia si può dare una cornice suggestiva al Riso del Delta del Po IGP, che da due anni ha ottenuto il riconoscimento Igp, grazie allo sforzo, iniziato un decennio fa, da un gruppo di aziende venete, affiancate dalle principali imprese risicole ferraresi, ora confluite nel Consorzio di tutela che conta 13 soci e rappresenta il 100% della produzione. Questo riso del mare, battezzato in modo efficacissimo «riso sottozero », poiché nasce a una quota negativa, ha una notorietà recente ma una storia antica, che risale a poco dopo il 1450, anno in cui iniziò la diffusione del riso nella Pianura padana.
  • 1 settembre 2014

    Pomodoro S. Marzano, raccolto scarso ma di qualità

    Il Mattino I prodotti della terra campana sono baciati dalla fortuna grazie alla ricchezza dei suoli di carattere vulcanico, al clima che ci è tanto amico ed all'ampio patrimonio di biodiversità. Infatti il Pomodoro S. Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino DOP è ritenuto il re dei pomme d'amour e, subito dopo, il pomodorino del piennolo del Vesuvio il suo principe. La storia dei pomodori in Campania è strettamente legata al San Marzano, molto probabilmente nato da una ibridazione naturale tra le varietà «fiaschella» e «marzanella», nel territorio tra Samo e Nocera Inferiore. Oppure da una mutazione spontanea di un pomodoro locale detto «lampadina ». I contadini della zona hanno sfruttato le caratteristiche organolettiche diffondendone la coltivazione
  • 31 luglio 2014

    Quelle “formaggette” che non temono i grandi chèvre francesi

    La RepubblicaLo svizzero era venuto in Langa per fare il contadino. C'era venuto con la famiglia e non avrebbe voluto tenere gli animali, avrebbe preferito coltivare i campi. Ma a Roccaverano o fai il formaggio o fai il formaggio. E da quelle parti il formaggio è per antonomasia la robiola, uno dei pochi caprini in Italia a reggere senza difficoltà il confronto con gli chèvre francesi. Così André Pfister e la moglie Simone Stutz, cresciuti a Zurigo e trapiantati nel 1991 in una cascina di Mombaldone, presero trenta capre e si misero a produrre la formaggetta tipica. Ora di capre ne hanno 180 e sono considerati tra i produttori più rinomati (nel 2008 hanno vinto la «Grolla d'oro» a Saint-Vincent), ma in paese sono ancora "gli svizzeri". «Il postino ci ha raccontato che all'inizio, al bar dicevano che eravamo un po' matti e scommettevano su quanti mesi saremmo rimasti qui - racconta André - in effetti a ripensarci è stato tutto così surreale. Io avevo 27 anni, mia moglie 25 e i nostri due figli 2 e 4 anni.
  • 25 luglio 2014

    Nelle “corti franche” il vino è un petrolio che non si estingue mai

    Sette Tra le prime nozioni di un'ipotelica educazione del bon vivant, c'è sicuramente quella relativa alla denominazione dei vini effervescenti. Non può mancargli, per esempio, il termine Franciacorta. Uno e trino, come per lo Champagne e il Cava, gli altri due vini rifermentati in bottiglia che indicano conlemporaneamenle prodotto, metodo e zona (fatte salve queste analogie, si tratta comunque di vini che non vanno confrontati: origini, storia, terroir, clima e numeri portano a ritenere che il paragone sia privo di senso). Il Franciacorta DOP è stato il primo vino italiano prodotto tramite rifermentazione in bottiglia a ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, nel 1995.
  • 27 giugno 2014

    Così il formaggio fnì dai monasteri alla tavola del re

    Sette Nato nell'Abbazia, protagonista nei testi degli agronomi, usato come merce di scambio. E ora il più venduto al mondo. Tutto ebbe inizio nell'Abbazia di Chiaravalle, a un paio d'ore di cammino dal centro di Milano: si dice che proprio lì, in uno di quei complessi monastici che sono stati le prime aziende della storia economica occidentale, i monaci cistercensi abbiano iniziato a creare un formaggio a pasta dura, granulosa, un "formaggio di grana". Correva l'anno 1135. La storia del Grana Padano DOP comincia così, grazie all'élite produttiva medievale, secoli e secoli prima di diventare un prodotto alimentare attorno alla cui origine e denominazione dibattono gli storici dell'alimentazione
  • 14 febbraio 2013

    I segreti dell’Aceto Balsamico custoditi nel museo doc

    Prima Pagina Un'esperienza sensoriale unica. È quella che si vive visitando il Museo dell'Aceto Balsamico Tradizionale con sede a Spilamberto, Villa Fabriani. Voluto fortemente dall'amministrazione comunale di Spilamberto e dall'Associazione Consorteria dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Museo rappresenta la porta di ingresso nel mondo del Balsamico; attraverso le sue sale è infatti possibile conoscere le caratteristiche tecniche, gli oggetti legati alla produzione, nonché immergersi nel fascino dei profumi e dei gusti di questo prodotto. "L'Aceto balsamico tradizionale di Modena - come raccontato nella esaustiva Guida al Museo, Edizione Artestampa - è prodotto nell'area degli antichi domini estensi. È ottenuto da mosto d'uva cotto; maturato per lenta acetificazione,