Un riconoscimento che premia una cultura gastronomica secolare. Serve ora raccontare la cucina del Bel Paese andando oltre lo stereotipo e sottolineandone valori, sostenibilità e territori
Un riconoscimento che premia un intero stile di vita non si tratta di un marchio di superiorità o di un riconoscimento commerciale da spendersi sul pack delle referenze made in Italy, ma piuttosto — come dichiarato dai promotori — un impegno verso il nostro Paese attraverso cui proteggere la nostra cucina sostenendo ricerca, educazione alimentare, progetti nelle scuole, archivi della cultura culinaria. […]
Raccontare la nostra cucina oltre lo stereotipo
Il rischio tuttavia, come precisa Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, è quello di fermarsi alla celebrazione, suggerendo di guardare alla Francia, che dopo il 2010 ha costruito una campagna pluriennale mirata sui mercati esteri. Bene il Governo e in particolare il Ministro Lollobrigida per aver avviato un percorso di valorizzazione istituzionale. «Ora serve il prossimo passo: una strategia coordinata tra Governo, regioni, consorzi e imprese per educare i giovani all’agroalimentare di qualità e raccontare la cucina italiana oltre lo stereotipo». In questa direzione va anche il Turismo DOP, che fa vivere le Indicazioni Geografiche come esperienza diretta dei territori e dei prodotti. Insiste sull’importanza della comunicazione istituzionale anche Carlo Alberto Buttarelli: «Le famiglie italiane riconoscono nei prodotti del nostro Paese elevati standard di qualità e sicurezza alimentare. Il riconoscimento Unesco alla cucina italiana rappresenta un’importante opportunità per rafforzare ulteriormente la promozione delle nostre eccellenze, anche attraverso una comunicazione istituzionale più efficace, capace di valorizzare l’immagine dell’Italia a livello internazionale».
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Fonte: DM Magazine


