Il Comité Champagne fissa la resa a 8.800 kg/ha, equivalente a circa 250 milioni di bottiglie: il quarto taglio consecutivo in un anno segnato da gelate, ondate di calore e siccità.

La Champagne frena ancora: il Comité Champagne fissa il tetto della resa commercializzabile 2026 a 8.800 kg/ha, pari a 250 milioni di bottiglie, il livello più basso dell’era moderna dopo il Covid. Tra gelate, ondate di calore e siccità, la filiera punta a riequilibrare le scorte senza sacrificare la qualità, con una vendemmia che si annuncia tra le più precoci di sempre.

Riunitisi il 22 luglio scorso, i vertici del Comité Champagne hanno tracciato la rotta per la vendemmia 2026, e il segnale è inequivocabile: prudenza. La resa commercializzabile — la quantità di uva che può essere trasformata in vino destinato alla vendita — è stato fissato a 8.800 kg/ha, un valore che il CIVC stima equivalere a circa 250 milioni di bottiglie. Si tratta del livello più basso dell’era moderna, se si esclude l’anomalia pandemica del 2020, quando il tetto venne inizialmente stabilito a 8.000 kg/ha (poi ritoccato a 8.400 kg/ha a dicembre, quando le vendite mostrarono un timido recupero). Il dato 2026 rappresenta quindi il secondo rendimento commerciale più basso del secolo.

Il numero acquista ancora più peso se letto in prospettiva. Il tetto scende di 200 kg/ha rispetto ai 9.000 kg/ha del 2025, ma il vero scarto emerge guardando più indietro: 10.000 kg/ha nel 202411.400 kg/ha nel 2023 e 12.000 kg/ha nel 2022. In appena quattro campagne, la Champagne ha tagliato la resa autorizzata di oltre il 26%. Non è un episodio isolato, ma la quarta riduzione consecutiva, la conferma di una traiettoria che il settore ha intrapreso con determinazione dal 2025 in poi.

Una decisione collettiva, non un’imposizione dall’alto

Il Comité Champagne ha voluto sottolineare la natura condivisa della scelta, definendola in un comunicato ufficiale una decisione collettiva presa insieme da vignerons e maisons, “volta a riequilibrare progressivamente le scorte, preservando al contempo la sostenibilità economica dei vigneti e il mantenimento degli standard qualitativi”.

Non è retorica di circostanza: l’obiettivo dichiarato è ridurre le giacenze di circa dieci milioni di bottiglie, ma senza traumi — evitando cioè un aggiustamento troppo brusco che rischierebbe di rendere più fragile il tessuto produttivo.

David Chatillon, Presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne, ha rivendicato la specificità del modello champenois: “La Champagne dispone di un modello collettivo unico che le permette di adattare le proprie decisioni alla realtà del mercato senza perdere di vista l’essenziale: preservare nel tempo il valore della denominazione”. Un concetto ribadito parlando di approccio responsabile in un contesto economico ancora incerto. Sulla stessa linea Maxime Toubart, Presidente del Syndicat Général des Vignerons e co-presidente del CIVC, che ha parlato di “decisione misurata, attenta sia alla realtà del vigneto sia al futuro della filiera”.

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Fonte: Wine Meridian.com