Radicchio, nelle terre dove nasce è un mosaico di varietà. Sono quattro le IGP venete e tre i Presidi Slow Food tra Friuli e Vicentino. E nel trevigiano ora nasce TeraBona, un nuovo consorzio formato da diciassette soci.

Rosso vino, foglie ricurve come lame, un amaro che sfuma nel dolce dopo il primo gelo. Il radicchio del Nord-Est riapre oggi la sua stagione: non è una regione, è un mosaico. Sette varietà, quattro IGP venete, tre Presidi Slow Food tra Friuli e Vicentino, radicchi venduti a venti euro al chilo sui mercati di Milano e altri che rischiano l’estinzione oltre i mille metri. La raccolta del Rosso di Treviso Precoce IGP parte il primo settembre.

Le quattro IGP venete sono le più note — Rosso di Treviso Precoce e Tardivo, Variegato di Castelfranco, Chioggia, Verona. Meno conosciute ma altrettanto identitarie le tre varietà che Slow Food racconta in anteprima negli Atlanti dell’Arca del Gusto (Terra Madre, Torino, 24-27 settembre): la Rosa di Gorizia coltivata negli orti isontini dai tempi degli Asburgo; il Radìc di Mont delle Alpi Carniche, selvatico raccolto per soli quindici giorni oltre i mille metri; il Radicchio di Asigliano, varietà vicentina anni Sessanta.

Scala e prezzo

I numeri raccontano piccola scala e prezzo alto: il Veneto concentra il 64 per cento della produzione italiana su 7.700 ettari, ma i volumi IGP restano contenuti. Il venti per cento va all’estero: primo mercato la Germania, poi la Francia. La svolta più recente si chiama TeraBona, nato l’llgiugno 2024 da un gruppo di agricoltori guidati da Andrea Tosatto — per otto anni presidente del Consorzio di tutela del Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco, oggi sostituito da Cristian Morandin.

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Fonte: Il Piccolo