Cinta senese, un tesoro a rischio. La peste suina mette i brividi, il Consorzio di tutela: «Il rischio è reale, non più un’ipotesi lontana». E la Regione nomina un commissario speciale per gestire l’emergenza
A rischio una filiera da cinque milioni e mezzo di euro, quello della cinta senese dop, un maiale parte della tradizione toscana e della storia di Siena nel tempo diventato simbolo del made in Italy. A lanciare l’allarme è il Consorzio di Tutela dopo i nuovi focolai in Toscana di peste suina, un’emergenza sanitaria che rischia di travolgere gli allevamenti allo stato brado e semi brado e di cancellare un patrimonio genetico costruito in decenni.
I numeri parlano di 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione compongono l’intero sistema produttivo della razza suina autoctona toscana. Nel corso del 2025 sono stati certificati 3.135 capi macellati, per un totale di 617.423 chilogrammi di mezzene, oltre 617 tonnellate. Un dato che assume particolare rilievo se rapportato alla distribuzione territoriale degli allevamenti: su settanta aziende riconosciute dal sistema di controllo, ben 52 sono concentrate tre province, Siena (24), Firenze e Grosseto (14 ciascuna). Una concentrazione che, in caso di focolaio in una di queste aree, potrebbe avere effetti sproporzionati sull’intero comparto.
Dopo i casi recenti, che non hanno riguardato solo cinghiali selvatici che abitano nei boschi ma anche maiali di allevamento, con un aggravarsi ella situazione, il presidente della Toscana Eugenio Giani ha deciso di nominare un commissario straordinario per gestire l’emergenza della peste suina africana: sarà il medico veterinario dell’Asl Toscana Sud Est Giorgio Briganti, direttore del dipartimento di prevenzione territoriale.
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«Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un’ipotesi lontana», dichiara il presidente del Consorzio Nicolò Savigni, ricordando che dall’agosto 2024 è al vaglio delle istituzioni un progetto per costituire, in un sito isolato e ad alta biosicurezza, un nucleo di riserva genetica composto da 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori. A quasi due anni dal primo sopralluogo, però, il sito non è stato individuato, l’istruttoria sanitaria non è completa e il nucleo non è stato costituito.
Per Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, la posta in gioco supera i confini toscani: «La Cinta Senese è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese. Perderla significherebbe un danno irreversibile».
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Fonte: La Nazione – Pisa


