Più rappresentanza, più responsabilità, più strumenti: il nuovo decreto del Masaf consolida il ruolo sempre più centrale dei Consorzi nello sviluppo delle filiere DOP e IGP e dei territori
Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste in data 3 giugno 2026 ha emanato il Decreto Ministeriale n. 264637. Il provvedimento reca “disposizioni generali in materia di costituzione e riconoscimento dei Consorzi di tutela per le Denominazioni di Origine Protette e le Indicazioni Geografiche Protette dei prodotti agricoli e alimentari ai sensi del Regolamento (UE) n. 2024/1143 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024”.
Il testo normativo ribadisce e rafforza il ruolo centrale svolto dai Consorzi nel sistema italiano delle Indicazioni Geografiche, ottimizzando la disciplina riguardante le attività più tradizionali, nonché attribuendo loro alcune funzioni nuove e di estrema attualità.
Alberto Improda
Avvocato, Docente e Saggista. Managing Partner di Studio Legale Improda – Avvocati Associati. Professore di Innovation Management all’Istituto Universitario ISIA. Presidente di Fondazione Città Italia e del Centro Studi Cross Route Impresa. Membro del Board dell’ESG European Institute e del Comitato ESG di REAM SGR, Gruppo Intesa Sanpaolo. Autore di vari saggi, tra i quali Italian Soul, Il Design Crisalide e La Rotta dei Brand.
Rafforzamento della governance: riconoscimento e rappresentanza
Novità significative sono introdotte dal Decreto sui requisiti per il riconoscimento dei Consorzi (Articolo 7) e sui criteri di rappresentanza all’interno degli organi sociali (Articolo 11). Le relative disposizioni, esplicitamente improntate ai principi di trasparenza, equilibrio e partecipazione, prevedono soglie differenziate per specifiche filiere, allo scopo di garantire un ragionevole equilibrio tra le diverse categorie della filiera produttiva. Dette norme delineano una cornice giuridica di carattere indispensabile, al fine di assicurare al sistema una governance moderna, capace di rappresentare correttamente la complessità delle filiere e di sostenere decisioni strategiche condivise.
Modelli consortili pluridenominazione
Di particolare interesse appare l’Articolo 9, che prevede la possibilità di costituire un unico Consorzio per più Indicazioni Geografiche, anche appartenenti a filiere produttive differenti. La norma favorisce l’aggregazione dei produttori e degli operatori, nel tentativo di superare storiche e anacronistiche frammentazioni, per costruire modelli consortili più forti, efficienti e stabili, sempre tutelando l’autonomia decisionale di ciascuna denominazione. Si tratta di una disposizione largamente condivisibile, finalizzata a consentire anche alle denominazioni organizzativamente meno robuste di dotarsi di strumenti di rappresentanza efficaci e rispondenti alle esigenze dei mercati.
Ridefinizione delle funzioni dei Consorzi
Particolare rilievo sistematico, nel corpo normativo, è rivestito dall’Articolo 17, che compie un’ampia ricognizione riepilogativa delle molteplici funzioni attribuite agli enti consortili, comprese quelle di tutela e protezione, con utili specifiche al riguardo sub 2b, 2i), 3d).
L’Articolo 18, inoltre, coordina e armonizza le previsioni concernenti la fondamentale attività di vigilanza svolta dai Consorzi, in collaborazione e sotto il coordinamento dell’ICQRF.
Tra le varie attribuzioni conferite ai Consorzi rientra, ai sensi dell’Articolo 19, la gestione dell’utilizzo delle denominazioni nei prodotti composti, elaborati o trasformati, attraverso il rilascio di autorizzazioni e la tenuta di elenchi degli operatori autorizzati.
Gli aspetti più innovativi del Decreto sono enunciati nell’ultimo punto della parte introduttiva, secondo il quale si è “ritenuto necessario introdurre norme per la gestione della DOP o IGP da parte del Consorzio di tutela, in particolare relative alle modalità di predisposizione di regolazione dell’offerta, delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, sociale ed economica connesse alla produzione della DOP o IGP, nonché la procedura per attivare la promozione del turismo collegato alla DOP o IGP”.
Regolazione dell’offerta
Per quanto concerne la predisposizione e la regolazione dell’offerta, terreno da sempre scivoloso anche sul versante Antitrust, il provvedimento interviene sull’argomento con approccio pragmatico e innovativo. L’Articolo 21, in particolare, introduce la possibilità di proporre misure finalizzate a migliorare la programmazione produttiva, l’equilibrio dei mercati, la valorizzazione delle produzioni e la trasparenza del sistema di offerta, nel rispetto delle norme sulla concorrenza, fermo restando, come si legge al numero 3, che l’attività dei Consorzi “non può comportare il controllo dei prezzi, né restringere indebitamente la libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea”. Letteralmente, al numero 2, la disposizione prevede l’introduzione di piani finalizzati “a migliorare la programmazione produttiva, l’equilibrio di mercato, la valorizzazione del prodotto e la trasparenza del sistema di offerta, nel rispetto dei principi di proporzionalità, non discriminazione e libera concorrenza”.
Sostenibilità e Turismo DOP
Riguardo alle nuove competenze in materia di sostenibilità e turismo legato alle Indicazioni Geografiche, i Consorzi potranno promuovere iniziative ambientali, sociali ed economiche coerenti con i disciplinari di produzione e con i territori di riferimento, oltre a definire linee guida per lo sviluppo del turismo enogastronomico.
L’Articolo 22, al numero 4, chiarisce “a titolo esemplificativo e non esaustivo” che “il Consorzio di tutela può promuovere pratiche di produzione rispettose dell’ambiente, incentivando l’adozione di tecniche agronomiche sostenibili, il risparmio idrico, la conservazione delle risorse naturali, l’efficienza energetica, la biodiversità agraria, la riduzione degli sprechi lungo la filiera produttiva, la riduzione delle emissioni e l’economia circolare all’interno della filiera”.
La medesima disposizione, al successivo numero 5, sottolinea: “Il Consorzio di tutela può adottare delle linee di indirizzo che abbiano a oggetto lo sviluppo del turismo gastronomico nella zona geografica pertinente della IG, e la promozione della conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche qualitative, del suo legame con l’ambiente, della sua storia e del valore aggiunto territoriale che esso esprime”.
Il Consorzio come perno del sistema italiano delle Indicazioni Geografiche
Il Decreto, in buona sostanza, letto nel suo complesso, appare come una vera e propria investitura dei Consorzi quali elementi cardine del sistema Italia, insostituibili strumenti preposti alla promozione, alla tutela e alla valorizzazione delle nostre eccellenze agroalimentari. Lo scopo ultimo del provvedimento, in altri termini, è quello di rendere i Consorzi soggetti sempre più forti, moderni ed efficienti, al fine di poter operare in modo efficace e adempiere in pieno alle diverse e fondamentali funzioni delle quali risultano insigniti.
Possiamo conclusivamente dire che ci troviamo dinanzi a un passaggio di portata storica, uno snodo di cruciale importanza nell’ambito dei grandi cambiamenti in atto nel contemporaneo, nello specifico comparto dell’agricoltura e con riferimento all’economia a tutto tondo.
Giova ricordare, per coglierne meglio il significato, alcuni passaggi del Considerando 19 del Regolamento 2024/1143: “I produttori che agiscono collettivamente hanno maggiori poteri rispetto ai singoli produttori e si assumono la responsabilità collettiva di gestire le loro Indicazioni Geografiche, anche rispondendo alle esigenze della società rivolte a prodotti che sono il risultato di una produzione sostenibile. Analogamente, l’organizzazione collettiva dei produttori di un prodotto designato da un’Indicazione Geografica può garantire meglio un’equa distribuzione del valore aggiunto tra gli attori della catena di approvvigionamento, al fine di fornire un reddito equo ai produttori che copra i loro costi e consenta loro di investire ulteriormente nella qualità e nella sostenibilità dei loro prodotti. L’uso delle Indicazioni Geografiche ricompensa i produttori in modo equo per il loro impegno nel produrre una gamma diversificata di prodotti di qualità. Al tempo stesso, ciò può andare a vantaggio dell’economia rurale, in particolare nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici, come le zone montane e le regioni remote, comprese le regioni ultraperiferiche, dove il settore agricolo ha un peso economico notevole e i costi di produzione sono elevati”.
Il Decreto 264637/26, in estrema sintesi, riconosce e abilita i Consorzi quali protagonisti di una sfida al tempo stesso fortemente pragmatica ed estremamente alta. Le organizzazioni dei produttori, infatti, vengono investite della responsabilità di creare nell’immediato sviluppo per imprese e territori, contemporaneamente ponendo più ad ampio raggio le basi per un domani di progresso e di equità.
Fonte: Consortium n° 31 – 2026/02


