Con la pubblicazione del nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, ben analizzato in questo numero dall’avvocato Alberto Improda, si completa una parte importante dell’attuazione nazionale del Regolamento UE 2024/1143. Resta ancora da adottare il decreto relativo ai Consorzi del settore vitivinicolo: un’assenza che appare in parte disallineata rispetto all’impianto unitario del regolamento europeo.

Il nuovo decreto chiude, almeno in parte, un ciclo di provvedimenti nazionali ed europei che, dal 2020 al 2026, ha cambiato il volto e il senso delle Indicazioni Geografiche.

Nel 2020, durante la crisi Covid, le DOP e IGP entrano nelle misure di sostegno economico. Il D.M. 23 luglio 2020 sul pegno rotativo consente di costituire pegno su prodotti agricoli e alimentari DOP IGP, compresi vini e bevande spiritose. Un prodotto certificato di­venta così anche garanzia finanziaria, perché riconosciuto, tracciabile e controllabile. Nello stesso periodo, il Fondo per la filiera del­la ristorazione valorizza gli acquisti di prodotti DOP IGP, considerandoli prioritari. Qui cambia la prospettiva: la DOP IGP non è più solo una certificazione settoriale, ma uno strumento di politica pubblica per sostenere ristorazione, agricoltura e filiere territoriali.

Un passaggio decisivo arriva poi con la Legge 24 luglio 2023, n. 102, che modifica il Codice della proprietà industriale. Non è un aggiornamento tecnico, ma il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche come diritti di proprietà intellettuale collettiva. La modifica dell’art. 14 stabilisce infatti che non possono essere registrati come marchi i segni evocativi, usurpativi o imitativi di Indicazioni Geografiche e Denominazioni di Origine Protette, secondo la normativa italiana, europea e gli accordi internazio­nali di cui l’Italia o l’Unione europea sono parte.

Nello stesso quadro si colloca il Regolamento UE 2023/2411, che introduce la protezione europea delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali, pienamente applicabile dal 1° dicembre 2025. In Italia, il sistema è stato reso operativo con il D.Lgs. 2 aprile 2026, n. 51, che adegua l’ordinamento nazionale al regolamento europeo e individua nel MIMIT, tramite UIBM, l’autorità competente per la fase nazionale di registrazione.

Il passaggio centrale resta però il Regolamento UE 2024/1143, entrato in vigore nel 2024: un vero codice europeo delle Indica­zioni Geografiche agroalimentari, vitivinicole e delle bevande spiritose. Il regolamento conferma le IG come diritti di proprietà intellettuale e, insieme, come strumenti per valorizzare beni immateriali, rafforzare il mercato interno e sostenere anche il commercio elettronico.

A questo quadro europeo risponde il D.M. 22 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 marzo 2026, che attua in Ita­lia il Reg. (UE) 2024/1143. Il decreto disciplina le procedure nazionali di registrazione, modifica dei disciplinari e cancellazione delle IG dei vini, delle bevande spiritose e dei prodotti agricoli, oltre alle STG e alle indicazioni facoltative di qualità.

Un ulteriore tassello è la Legge 14 gennaio 2026, n. 13, con cui l’Italia ratifica ed esegue l’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle Denominazioni d’Origine e le Indicazioni Geografiche. La tutela delle IG assume così una dimensione internazionale più forte, dentro un sistema multilaterale di protezione.

Infine, con la Legge 21 aprile 2026, n. 75, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2026 ed entrata in vigore il 29 maggio 2026, il tema compie un altro salto: non siamo più soltanto nel campo delle procedure, dei disciplinari e dei controlli, ma anche in quello della repressione delle frodi agroalimentari.

Il nuovo D.M. Consorzi 2026 si inserisce dunque come ultimo tassello di questo percorso. Traduce il Reg. (UE) 2024/1143 in funzioni operative per i Consorzi di tutela, rafforzando il ruolo delle filiere di qualità e dei territori con la gestione del Turismo DOP e la sostenibilità.

Tra il 2020 e il 2026 le Indicazioni Geografiche hanno cambiato natura giuridica e politica: da certificazioni di qualità sono diventate infrastrutture di proprietà intellettuale collettiva, strumenti di governo delle filiere, presìdi della reputazione terri­toriale e beni strategici da proteggere anche sui mercati internazionali.

La domanda, a questo punto, è se i Consorzi (e le amministrazioni pubbliche) saranno in grado di reggere questa nuova centra­lità, conquistata sul campo ma oggi resa molto più impegnativa dal quadro normativo. Molti di essi restano strutture fragili, spesso leggere sul piano organizzativo, chiamate però a svolgere funzioni sempre più complesse. La nuova stagione delle In­dicazioni Geografiche non sarà quindi soltanto una stagione di maggiori poteri, ma soprattutto di maggiore responsabilità.

Fonte: Consortium n° 31 – 2026/02

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