Un dossier della Coldiretti Pavia alza il velo sul crollo delle quotazioni del riso italiano. Il senatore De Carlo: «Sono pronto ad aprire un’indagine conoscitiva»

Roma e similari -60,5%. Vialone Nano -58,2%. Carnaroli e similari -50%. Arborio e Volano -46,8%. Sant’Andrea e similari-45%. Le variazioni di prezzo registrate nel corso degli ultimi 12 mesi – da maggio 2025 a maggio 2026 – dai grandi risi della tradizione alimentare italiana sono tali da fotografare un crollo del mercato senza precedenti.

Ma le percentuali da sole raccontano soltanto una parte della verità. Sulle piazze storiche di Mortara, Vercelli e Milano è comparsa spesso, accanto alle quotazioni, la dicitura “nominale”: nel senso che i prezzi indicati erano teorici, dal momento che mancava la domanda. Per intere settimane si sono segnalati scambi nulli: se un coltivatore avesse voluto vendere ad esempio il Carnaroli anche a 52 centesimi al chilogrammo anziché a 1,04 euro di dodici mesi or sono rischiava di non riuscirci, dal momento che la domanda era pari a zero.

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Le importazioni sono una parte rilevante della spiegazione per questo crollo di mercato. Nell’ultima campagna l’Italia ha importato circa 250mila tonnellate di riso, a fronte di una produzione interna pari a quasi un milione di tonnellate. Dunque l’import – soprattutto Basmati indiano e Jasmine tailandese – è minoritario. Ma il peso economico è sproporzionato. Il Basmati, ad esempio, occupa appena il 14% degli scaffali di super e ipermercati, ma ha un prezzo mediano di circa 7 euro al chilo, nettamente superiore perfino ai risi italiani a indicazione geografica, come il riso di Baraggia Biellese e Vercellese Dop e il riso del Delta del Po Igp.

VARIETÀ AUTENTICHE

Tra varietà straniere, chicchi con denominazioni di fantasia e similari, le varietà storiche – etichettate come Classico, Dop e Igp – occupano appena il 5,5% degli scaffali della grande distribuzione, come ho potuto verificare misurando i centimetri lineari in tre catene frequentate dalla casalinga di Voghera: “Grande i” di Montebello della Battaglia, Esselunga e Md a Voghera città.

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Fonte: Libero