Dopo la Bresaola della Valtellina Igp, Bitto e Valtellina Casera costituiscono la seconda voce dell’agroalimentare DOP della Valtellina e rappresentano un terzo dell’economia lattiero-casearia della provincia di Sondrio
Come tutte le coppie ben affiatate, Bitto e Valtellina Casera Dop si integrano e si completano l’uno con l’altro e, sulla scia della Bresaola Igp, contribuiscono alla salvaguardia e alla promozione di un ecosistema unico quale quello della Valtellina.
Riconosciuti a livello nazionale (Doc) sin dal 1995 e successivamente elevati a Dop europea nel 1996, i due formaggi sono cresciuti anno dopo anno sia in notorietà sia in valore, fino a raggiungere, nel 2025, un fatturato alla produzione di 16,3 milioni di euro (+2,78% rispetto al 2024), pari a circa un terzo dell’economia lattiero-casearia della provincia di Sondrio.
Insieme, Bitto e Valtellina Casera rappresentano una filiera comprendente 129 produttori di latte e 71 trasformatori e stagionatori che, nel 2025, è stata in grado di produrre quasi 249mila forme marchiate.
“Al di là dei risvolti economici, Bitto e Valtellina Casera hanno un valore sociale e ambientale inestimabile – spiega Marco Deghi, presidente del Consorzio di tutela dei formaggi Dop Valtellina Casera e Bitto – Senza alpeggiatori, senza trasformazione locale e senza il presidio quotidiano della montagna, verrebbe meno una parte fondamentale dell’identità alpina della nostra valle. In tal senso, più che produttori, gli alpeggiatori sono custodi del paesaggio, garanti della biodiversità dei pascoli e protagonisti attivi della tutela del territorio”, dodici mesi l’anno.
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Fonte: Repubblica.it


