Annata buona (+25%) per l’olio di oliva italiano, nel Sud la raccolta è al top: la Puglia svetta con 150mila tonnellate seguita dalla Sicilia. Si teme la concorrenza sull’asse Spagna-Tunisia, nel 2025, secondo Coldiretti, ben 600 milioni di chili di prodotto straniero sono entrati in Italia
Come è andata la campagna olivicola 2025-2026? Bene, nonostante il succedersi di siccità e alluvioni. Si parla di 3oomila tonnellate di olio, con una crescita di circa il +25% sull’annata precedente (10% della produzione mondiale) e la Puglia – nonostante la xylella fastidiosa che ha costretto all’abbattimento di 21 milioni di piante — svetta con circa 15omila tonnellate. A seguire la Sicilia con circa 26mila, la Calabria con 25,7mila e più in giù la Campania con 12,2mila.
E il Mezzogiorno che guida il settore ed è da primato anche per le produzioni Dop ed Igp, con l’86,6% rispetto ai dati nazionali. Complessivamente il comparto vale 3,3 miliardi, quello pugliese, così si può dire che l’olivicoltura rappresenta per la regione la più grande fabbrica green del Mezzogiorno, considerando anche l’oleoturismo, un fenomeno abbastanza recente ed in crescita e che a livello nazionale vale 11,5 mld di dollari.
Tutto bene, quindi? Non proprio, se guardiamo ai dati di Coldiretti Puglia: il presidente Alfonso Cavallo a gennaio ha detto: «In Italia produciamo circa 3oomila tonnellate di olio, ne consumiamo 400mila e ne esportiamo 3oomila». I conti non tornano e quindi «è evidente che siamo di fronte ad una speculazione che va fermata. Alcuni trafficanti di olio approfittano delle falle del sistema per immettere sul mercato prodotto che di extravergine ha solo il nome».
Da mesi il comparto è in allarme per “interferenze” sospette nel mercato olivicolo e nel mirino c’è la Spagna che da tempo ha scelto la strada della massificazione produttiva, ma non riuscendo a mantenere sempre gli standard abituali (in tutto il Mediterraneo si soffre il cambiamento climatico), si ipotizza che «compia una triangolazione con la Tunisia, vale a dire l’olio nord africano è imbottigliato nella penisola Iberica e quindi messo in vendita come prodotto Ue», è la spiegazione di alcuni dirigenti della Cia agricola.
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