Il Prosecco DOP prepara il prossimo futuro passando per il low alcol naturale e per una diversificazione commerciale. Il direttore Luca Giavi racconta i piani della Dop veneto-friulana, che ora guarda all’espansione in Africa, India ed Est Europa
Dal ProWein di Düsseldorf, una delle fiere internazionali più importanti del vino, il Consorzio Prosecco Doc guarda avanti. Tra sperimentazioni tecniche, riflessioni sul mercato e nuove strategie commerciali, il direttore Luca Giavi racconta la fase che attraversa la denominazione più esportata d’Italia. Uno dei temi più discussi è quello della riduzione naturale del grado alcolico, un terreno su cui il Consorzio sta lavorando con diversi protocolli sperimentali.
«Vi faccio assaggiare il risultato di due tesi di sperimentazione che stiamo portando avanti per avere un basso alcol naturale. Quindi vino a tutti gli effetti, non dealcolato e neanche parzialmente dealcolato». L’obiettivo non è inseguire il vino dealcolato industriale, ma trovare una soluzione coerente con la filiera del Prosecco. «Attualmente non sarebbe possibile chiamarlo Prosecco Doc perché il disciplinare prevede un minimo di 11 gradi totali. Potremmo ottenere vini a 9 gradi, ma con residui zuccherini altissimi. Quelli che state assaggiando invece sono 10 gradi totali con circa 13 grammi litro».
Sperimentazioni che guardano al futuro
Il risultato è un vino che si colloca tecnicamente tra extra dry e brut, mantenendo una certa struttura nonostante la riduzione dell’alcol. «Abbiamo iniziato con microvinificazioni e piccoli autoclavi insieme all’università – continua Giavi – L’idea era che, riducendo l’alcol, servisse una permanenza più lunga sui lieviti per compensare la struttura. Alla fine abbiamo visto che non cambiava molto, anzi il vino risultava più acquoso». Dopo diverse prove, il consorzio ha individuato alcuni protocolli promettenti, testati direttamente in cantina.
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Fonte: Gambero Rosso.it


