L’accordo commerciale Australia UE, da decine di miliardi, apre il mercato australiano ai prodotti europei, rafforza la cooperazione su difesa e sicurezza e tutela le indicazioni geografiche Ue, ma concede un periodo transitorio per alcuni nomi simbolo italiani e l’iniezione di 30mila tonnellate di carne dal Pacifico

L’Ue e l’Australia hanno concluso oggi a Canberra i negoziati per un accordo di libero scambio che dovrebbe portare ad una crescita dell’export europeo verso l’isola-continente del 33% nell’arco di un decennio. L’Unione ha stretto con la democrazia australe anche una partnership nella sicurezza e nella difesa che crea un quadro istituzionale mirato ad approfondire e rafforzare la cooperazione bilaterale in questi campi. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha firmato la dichiarazione congiunta insieme al premier australiano Anthony Albanese oggi a Canberra, dove è andata accompagnata dal commissario al Commercio Maros Sefcovic. L’accordo commerciale con l’Australia rientra nella strategia di diversificazione negli scambi che la Commissione ha praticato con rinnovato vigore dopo il ritorno di Donald Trump e segue le intese siglate con il Mercosur, l’India e l’Indonesia (settembre 2025). Si prevede che con l’accordo di libero scambio (Fta in gergo), l’export europeo verso l’Australia crescerà di un terzo nel giro di dieci anni, raggiungendo un valore annuo di 17,7 miliardi di euro. I settori con un forte potenziale di crescita sono, tra gli altri, quello lattiero-caseario (con un aumento previsto fino al 48%), quello automobilistico (52%) e quello chimico (20%). Gli investimenti dell’Ue in Australia potrebbero crescere di oltre l’87%.

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L’accordo garantirà agli esportatori dell’Ue un accesso privilegiato al mercato australiano, eliminando oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni di merci dall’Ue verso l’Australia, con una conseguente riduzione di circa 1 miliardo di euro all’anno di imposte, per le aziende di tutte le dimensioni. Aprirà il mercato australiano dei servizi in settori fondamentali, tra cui i servizi finanziari e le telecomunicazioni e darà maggiore accesso per le aziende dell’Ue agli appalti pubblici australiani. Introdurrà inoltre norme “ambiziose” sui flussi di dati, che vietano i requisiti di localizzazione dei dati; tutelerà le catene di approvvigionamento di materie prime critiche, riducendo dazi alle importazioni e aprendo opportunità di investimento. È previsto un capitolo dedicato alle piccole e medie imprese, per aiutarle ad aumentare le esportazioni.

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Tutela delle Indicazioni Geografiche

Inoltre, l’accordo tutela 165 indicazioni geografiche (Ig) agricole e alimentari e 231 Ig di bevande alcoliche, tra cui alcune delle più rinomate come Comté, Irish Whiskey, Queso Manchego, Salam de Sibiu, Istarski pršut ham, Lübecker Marzapan e Masticha Chiou. L’intesa contiene anche un accordo bilaterale sul vino, aggiornando con l’elenco completo delle indicazioni geografiche (Ig) del vino Ue e delle denominazioni tradizionali protette in Australia. Basandosi sul precedente accordo, offrirà protezione a tutte le indicazioni geografiche del vino Ue (1.650 denominazioni), con l’aggiunta di 50 nuove Ig del vino provenienti da 12 diversi Stati membri. C’è anche un meccanismo semplificato per il riconoscimento delle pratiche enologiche conformi all’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV). L’Australia è terra di emigranti italiani, quindi in diversi casi si trovano denominazioni italiane, che indicano prodotti realizzati da nipoti e pronipoti di emigranti: tra gli altri casi, è stata trovata una soluzione per la tutela dell’indicazione geografica “Prosecco” in Australia, che impedirà ai produttori australiani di esportare vini con questa denominazione dopo un periodo transitorio di 10 anni dall’entrata in vigore del nuovo accordo. Alcune Igp dell’Ue saranno pienamente protette dopo periodi di graduale eliminazione, relativamente brevi, dei prodotti australiani che in precedenza utilizzavano la denominazione “in buona fede e in modo continuativo”. È il caso, ad esempio, di Igp come Pecorino romano (a livello di vendita al dettaglio), Tsipouro, Munster, Vinagre de Jerez e Ouzo.

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Fonte: La Stampa