Dai farmaci al vino, i vantaggi del Mercosur per l’Italia rappresentano un giro d’affari che può salire oltre i 14 miliardi di euro

Per l’Italia il via libera europeo all’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur significa una spinta concreta all’export, capace di dare ulteriore slancio a un sistema che finora ha retto anche all’urto dei dazi americani — oggi peraltro messi in discussione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Le prospettive per le imprese italiane sono a dir poco incoraggianti: il giro d’affari dell’interscambio nel medio termine dovrebbe almeno raddoppiare in 5-10 anni (arrivando a quota 14 miliardi di euro). Ma per Matteo Zoppas, presidente di Ice, è una stima molto prudente.

Mentre la cancellazione immediata dei dazi, che in alcuni comparti superano il 20%, porta subito risparmi per 4 miliardi tutte le aziende europee. Nella corsa del Made in Italy verso quota 700 miliardi di export entro il 2027, il Mercosur può quindi rappresentare una leva strutturale.

L’Italia è già oggi uno dei Paesi europei più presenti nell’area, con oltre 13mila imprese esportatrici e centinaia di filiali operative. Il potenziale non riguarda solo l’aumento dell’interscambio, ma la qualità delle esportazioni: macchinari, automotive, chimica, farmaceutica. Con un benefico immediato sui margini grazie all’abbattimento delle barriere tariffarie, il comparto più pronto a intercettare l’onda è la farmaceutica.

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I NODI

Resta però un fronte sensibile, quello agricolo, in particolare la zootecnia, una filiera che in Italia vale oltre 20 miliardi di fatturato e che rappresenta un pilastro del Made in Italy alimentare. Qui il nodo non è solo il prezzo, ma la tutela degli standard produttivi e dei marchi di qualità, dalle DOP alle IGP, che sono la base del valore riconosciuto ai prodotti italiani sui mercati. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, chiede che l’apertura dei mercati non comporti un doppio binario normativo: le stesse regole ambientali, sanitarie e sociali imposte agli agricoltori europei devono valere anche per chi esporta verso l’Ue. In sostanza, niente concorrenza a costi più bassi ottenuti grazie a standard meno rigorosi.

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Fonte: Il Messaggero