PRESENTAZIONE LIBRO VERDE. Mauro Rosati, Direttore Fondazione Qualivita: Le Indicazioni Geografiche non servono solo a fare economia: servono a disegnare l’Europa dei territori

C’è una parola che negli ultimi anni è entrata con forza nel lessico europeo: qualità della vita. È diventata una priorità strategica, un criterio di politica pubblica, un orizzonte che misura la credibilità dell’Unione più delle dichiarazioni solenni. Ma se la qualità della vita è davvero la promessa europea, allora bisogna dirlo con chiarezza: passa anche — e in modo diretto — dal cibo locale, dalla sua autenticità, dalla sua capacità di generare lavoro, co­esione e senso.

È qui che le Indicazioni Geografiche smettono di essere un capitolo “di settore” e diventano un’architettura por­tante dell’Europa. Non un elemento identitario margi­nale, non un vezzo romantico per territori fortunati, ma un’infrastruttura economica e civile. I numeri lo raccon­tano senza retorica: un milione di imprese coinvolte, 80 miliardi di euro di valore, un sistema che tiene insieme radicamento territoriale e capacità di competere sui mer­cati globali. Le IG sono economia reale. Ma, soprattutto, sono un modo europeo di fare economia.

In un continente spesso in affanno quando si tratta di rincorrere le grandi transizioni del digitale e dell’intel­ligenza artificiale, la politica delle IG ha avuto un tratto sorprendente: è stata anticipatrice. Ha saputo costruire regole comuni, riconoscere il valore del territorio, di­fendere lo sviluppo rurale, trasformare la reputazione in bene collettivo. Lo ha fatto con gradualità normativa fino all’attuale regolamento, e con un’energia tipicamen­te europea: quella delle politiche che nascono dal basso. Come l’Erasmus, l’Indicazione Geografica è un progetto che unisce comunità, territori e nazioni diverse; una ri­sposta concreta all’industrializzazione che omologa, e alla perdita di valore locale che svuota i luoghi.

Da questa consapevolezza è nato il lavoro che abbiamo presentato a Siena: un vero “Libro Verde” delle Indicazio­ni Geografiche, frutto del confronto con imprese, Con­sorzi e mondo della ricerca. Non un documento astratto, ma un cassetto degli attrezzi per costruire un Piano d’A­zione europeo: fondato su evidenze scientifiche e su ol­tre 1.800 ricerche prodotte nell’ultimo decennio. L’idea è semplice e ambiziosa: se le IG sono una politica strategi­ca, allora devono essere accompagnate da una strategia altrettanto strategica, capace di guardare a governance, persone e lungo periodo.

Perché oggi il sistema IG non può accontentarsi di “fun­zionare”. Deve evolvere. Servono infrastrutture comuni, mercati aperti, lavoro di qualità, trasparenza, strumenti per stare dentro la complessità della contemporaneità: la rete, le città, le nuove generazioni, i dati, l’innovazione. E serve anche un turismo diverso: un turismo che valoriz­za senza consumare, che rafforza i territori invece di tra­sformarli in scenografie.

La direzione, in fondo, è politica prima ancora che econo­mica. Competitività, inclusione, sostenibilità: sono i tre assi che possono moltiplicare le “isole felici” europee, quei territori capaci di generare economia, coesione sociale e cultura. Ma l’obiettivo finale non è soltanto rafforzare le filiere DOP e IGP. È contribuire a un’Europa policentrica, fondata sui territori, sull’agricoltura e sull’identità dei luo­ghi. Un’Europa che costruisce qualità della vita attraverso il valore del cibo e del lavoro che lo rende possibile.
Il Libro Verde, allora, non è un elenco di buone intenzioni.

È una proposta di metodo: mettere le IG al centro di un’i­dea d’Europa che non vive solo nelle capitali e nei grandi dossier industriali, ma anche nei paesaggi produttivi, nel­le comunità organizzate, nelle regole condivise che tra­sformano un nome geografico in un bene comune.

Otto punti, una visione europea

  1. Governance dei territori:I Consorzi di tutela sono infrastrutture strategiche. Vanno rafforzati e armonizzati a livello europeo, valo­rizzando le esperienze più mature e garantendo a tutti i territori strumenti reali di gestione, tutela e sviluppo.
  2. Commercio internazionale: Le IG nascono nel multilateralismo. In un mondo attra­versato da migliaia di barriere, serve un’attenzione spe­cifica agli accordi commerciali per garantire circolazione dei prodotti e protezione effettiva delle denominazioni.
  3. Integrazione dei migranti: La qualità dei prodotti passa dalla qualità del lavoro. Con un lavoratore agricolo su quattro immigrato, i Consorzi possono essere protagonisti di integrazione, contratti dignitosi e riconoscimento del lavoro come parte della qualità.
  4. Misurazione e trasparenza: La qualità oggi si misura. Serve un sistema europeo condiviso di misurazione che garantisca trasparenza, comparabilità e credibilità verso cittadini, istituzioni e mercati.
  5. Ritorno nelle città: I consumi si decidono nei centri urbani. Le IG devono tornare nelle città con educazione, comunicazione e presenza, diventando leve di rigenerazione urbana e di dialogo tra città e campagne.
  6. Giovani e nuove generazioni: L’agricoltura invecchia e i consumi cambiano. Le IG sono più attrattive per i giovani: vanno sostenuti ri­cambio generazionale, occupazione qualificata e un vero “Erasmus delle IG” per scambi e contaminazioni.
  7. Intelligenza artificiale: L’IA è uno strumento strategico per tutela online, pre­visioni di mercato e gestione di filiere complesse. Oc­corrono investimenti mirati per rendere l’innovazione accessibile anche ai sistemi consortili.
  8. Turismo DOP: Un turismo sostenibile, intelligente, integrato. Se il 30% della spesa turistica in Europa è legata al cibo, serve un Turismo DOP governato, capace di valorizzare i territori senza replicare modelli di sovraffollamento e consumo.

Le IG, in definitiva, non sono solo una politica agroalimen­tare. Sono un dispositivo europeo di equilibrio: tra mercato e comunità, tra globale e locale, tra innovazione e identità. E oggi, nel tempo delle transizioni e delle fratture, questa capacità di tenere insieme le cose non è un dettaglio: è la so­stanza stessa dell’idea europea

Fonte: Consortium 29 / N° 04/2025