Multifunzionalità e qualità dell’agricoltura italiana valgono oltre 41 miliardi, portandola al primo posto in Europa. Anche Dop e Igp e innovazione spingono su valore, redditività e resilienza del settore
L’agricoltura italiana è leader in Europa per valore aggiunto prodotto, oltre 41 miliardi di euro in media nel periodo 2024/2015 contro i 32 di Francia e Germania. Un primato costruito dalle aziende del primario nazionale grazie alla capacità di esprimere qualità e diversificazione delle attività tramite agriturismo, vendita diretta e agroenergie che vanno ad integrare, fino ad un quinto, i proventi della mera produzione agricola.
Laddove non sono possibili economie di scala delle grandi imprese, le Pmi superano dunque con la multifunzionalità produttiva i limiti dimensionali aziendali. A mettere in luce questo unicum dell’agricoltura italiana in Europa è l’indagine Nomisma che sarà presentata dall’istituto di ricerca a Fieragricola, a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio, e anticipata in sintesi dal curatore Denis Pantini alla conferenza stampa di presentazione organizzata al ministero dell’Agricoltura.
«L’Italia primeggia – ha precisato il responsabile Agrifood e Wine monitor di Nomisma – per valore aggiunto prodotto: quello per ettaro espresso dall’Italia è di quasi 3.500 euro contro i 1.900 di Germania, i 1.730 di Spagna e i 1.200 della Francia. Una valorizzazione – ha spiegato Pantini – che discende dalla capacità delle imprese italiane di coniugare, alla mera produzione primaria, la multifunzionalità che pesa oggi per quasi il 20% dell’intero valore della produzione agricola italiana, una percentuale che non trova analogie nelle altre agricolture europee».
Vincente anche «il connubio alla qualità e distintività delle produzioni, in particolare di quelle collegate ai diversi territori italiani e che trovano la principale espressione nelle filiere Dop e Igp, il cui valore alla produzione ammonta oggi a quasi 21 miliardi di euro, con una crescita del 25% tra il 2020 e il 2024, proiettando anche in questo caso l’Italia ai vertici su scala europea e mondiale». E sono quasi 9 italiani su 10 a pensare che, rileva ancora l’indagine Nomisma su mille consumatori tra i 18 e i 65 anni, lo sviluppo scientifico e tecnologico migliorino la qualità della vita.
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Fonte: La Sicilia.it


