L’attacco ai francesi non fa gioire i produttori di spumante italiano. Comportamenti e decisioni così estemporane colpiscono i competitor ma in un attimo possono coinvolgere anche l’Italia
La annunciata, dal presidente Trump, “guerra allo Champagne” e ai vini francesi con possibili dazi fino al 200% per effetto dell’invio da parte di Parigi di un contingente di militari in Groenlandia non fa affatto gioire i produttori di spumante italiano. Comportamenti e decisioni così estemporanee, ora colpiscono i competitor francesi ma in un attimo possono coinvolgere anche l’Italia.
E’ questa la sostanza del ragionamento dei produttori italiani che proprio non riescono a rallegrarsi per l’improvvisa tempesta esplosa in un flute di Champagne o in un calice di Bordeaux.
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Nessun commento è stato rilasciato dal Comité Champagne, l’organizzazione delle principali Maison delle bollicine francesi. Lo Champagne nel 2025 ha prodotto complessivamente 266 milioni di bottiglie, di queste un po’ più della metà (156 milioni) sono state vendute all’estero. Gli Stati Uniti si sono confermati come primo mercato di sbocco che assorbe circa 27 milioni di bottiglie l’anno, seguito dal Regno Unito (22 milioni) e a maggiore distanza dal Giappone (12 milioni). Pertanto, se la minaccia di Trump si tramutasse in realtà lo Champagne verrebbe penalizzato in maniera pesante su quello che è il principale mercato di sbocco.
Un’eventualità che, come accennato, non fa gioire i produttori italiani principale competitor dei vignerons d’Oltralpe. «Innanzitutto realizziamo prodotti diversi che si rivolgono a mercati completamente differenti – esordisce il direttore del Consorzio del Prosecco Doc, Luca Giavi -. Un’eventualità del genere quindi non la vediamo un’opportunità anche perché noi preferiamo competere e vincere nel mercato. Il confronto tra Prosecco e Champagne non ci appartiene. I produttori francesi rappresentano un universo al quale guardiamo con rispetto, dal quale abbiamo imparato molto su molti aspetti e per questo notizie del genere non sono motivo di soddisfazione».
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Fonte: Il Sole 24 Ore.it


