L’annuncio della premier Meloni, in linea con la posizione della Francia, manda all’aria l’intesa con il Mercosur. Ultimatum di Lula: “Firmate ora o mai più”

Per trovare un accordo sul trattato commerciale tra Unione europea e Mercosur ci sono voluti più di 25 anni. Per mandare tutto all’aria, e chiudere le opportunità offerte da un mercato che conta quasi 300 milioni di consumatori, basteranno 48 ore. Se il presidente francese Macron e la premier Meloni confermeranno il loro no al Consiglio europeo, che si tiene tra oggi e domani a Bruxelles, l’accordo potrebbe saltare definitivamente.

In queste ore c’è già chi ironizza, augurandosi che il biglietto della presidente della Commissione Ue von der Leyen per il Brasile sia rimborsabile. La vera questione è però cosa accadrà se quel biglietto non viene utilizzato adesso: «Se non lo facciamo ora, il Brasile non concluderà più questo accordo finché io sarò presidente», ha affermato il brasiliano Lula durante una riunione ripresa da tutte le tv del Paese.

«Se dicono di no, d’ora in poi saremo duri con loro. Abbiamo ceduto su tutto ciò che la diplomazia poteva concedere», ha aggiunto il presidente, ricordando che la riunione dei paesi del Mercosur, fissata inizialmente per il 2 dicembre, era stata spostata al 20 proprio per permettere a von der Leyen di ottenere il 19 il via libera del Consiglio. «E invece adesso viene fuori che la Francia non vuole firmare un accordo più favorevole all’Europa che a noi per l’opposizione degli agricoltori, e l’Italia non si capisce bene il perché».

«La ragione per la quale l’Italia non sta firmando subito – ha spiegato ieri in Parlamento la premier Meloni – è che va completato il pacchetto delle garanzie per gli agricoltori».

Coldiretti e Cia plaudono, meno soddisfatte le altre organizzazioni imprenditoriali, che avrebbero tratto grandi vantaggi dall’export in Sudamerica, a cominciare da Confindustria (ma anche dal mondo agroalimentare c’è un deciso consenso al trattato, soprattutto dai produttori di DOP e IGP, avvantaggiati dall’accordo). Il sì dell’Italia permetterebbe di raggiungere la maggioranza qualificata, anche in assenza della Francia.

[…]

Fonte: La Repubblica