I vigneti e il caldo record, i rossi già pronti e i bianchi in anticipo: “È l’annata più precoce del secolo”.
Una volta la vendemmia cominciava quando lo decideva il parroco. Nulla di spirituale, ovviamente. Il prete non era un indovino, ma l’unico del paese a possedere un termometro a massima e minima, in grado di conoscere la temperatura del giorno e della notte. In un gabbiotto meteorologico rudimentale aveva anche un barometro e un anemometro, strumenti che lo informavano sulla situazione del clima, del vento e della pressione atmosferica. Annunciava con le campane la raccolta dell’uva e all’ingresso della chiesa, insieme con l’orario delle messe, fissava la data della vendemmia. Altri tempi. Oggi a decidere l’inizio del raccolto sono l’anticiclone africano e El Niño, i responsabili più o meno diretti dell’ondata di calore che ha investito l’Italia per tutta l’estate, scompigliando le carte anche tra i filari. Con il risultato che la vendemmia comincia sempre prima, accorciando fino a sovrapporre i tempi di maturazione delle differenti uve e costringendo i viticoltori a impegnativi tour de force per districarsi tra bianchi e rossi.
In Sicilia e in Oltrepò Pavese i primi grappoli sono stati raccolti già a fine luglio, con un anticipo di almeno un paio di settimane.
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Subito dopo le basi spumante, intorno a Ferragosto, è iniziata la vendemmia del Moscato, la più rilevante dal punto di vista quantitativo in tutto il Piemonte del vino. Circa diecimila ettari che si distendono tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria per dar vita all’Asti Spumante e al Moscato d’Asti DOP.
«Quest’anno nessun produttore si è potuto permettere il lusso di andare in vacanza ad agosto» osserva il presidente del Consorzio dell’Asti, Stefano Ricagno. «Le piogge invernali, il caldo primaverile con conseguente anticipo della fioritura e le varie ondate di temperature roventi sono tutti fattori che hanno determinato un anticipo record per la zona».
Con conseguenze anche paradossali: a metà agosto molte cantine di vinificazione non avevano ancora aperto i battenti e i viticoltori si sono ritrovati con le uve bruciate dal sole in vigna e l’impossibilità di conferirle, con una significativa perdita di peso e una consistente diminuzione del reddito.
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Fonte: La Stampa


