“CONTRO LO SPRECO. Cibo, valore, futuro” è il titolo del nuovo saggio di Andrea Segrè, con prefazione di Massimo Montanari e postfazione di Davide Rondoni, in libreria dal 3 febbraio 2026.
Dal fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, neo-presidente di Casa Artusi, un libro che rilegge il cibo come “termometro” della salute attuale e futura sulla terra, e a partire dal cibo prospetta un modello economico rigenerato e necessario, dove la ricchezza non coincide più con l’abbondanza, ma con la misura. E dove la cura non è altruismo, ma motore di produttività dell’economia civile. Nel 2026 strettamente legato a San Francesco, la visione del Frate di Assisi illumina questo saggio come una “profezia” di futuro. Corroborata dagli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher International.
Entro il limite, oltre l’orizzonte: un viaggio nel cuore di un modello di sviluppo logoro e anacronistico, per ripensare il modo in cui abitiamo il pianeta. A partire da ciò che lo nutre – e ci nutre – il cibo, e dalla sua negazione più evidente: lo spreco. Non un manuale, ma una nuova visione culturale e civile per un’economia della misura, della cura e della responsabilità, capace di orientare il futuro del terzo millennio.
Immagina che tutta la gente condivida il mondo: potrei sembrarti un sognatore, ma non sono l’unico. Spero che un giorno ti unisca a noi, il mondo sarà come un’unica entità. Parole concepite 55 anni fa – nel 1971 – quelle di John Lennon e della sua Imagine, da allora risuonate nel canto di milioni di persone, e di tante generazioni nel tempo. Ad ascoltarle oggi non sembrano semplicemente attuali: le ritroviamo fortemente proiettate nel futuro. Perché abitare il nostro pianeta nel terzo millennio significa, necessariamente, modificare la visione logora e anacronistica dell’economia del profitto, spostando il focus sulla centralità della persona e delle relazioni, sul benessere sociale e ambientale, sulla responsabilità del proprio comportamento nella vita comunitaria. Di questa rivoluzione copernicana, che allinea il suo paradigma dall’homo oeconomicus di John Stuart Mill all’homo reciprocans, l’uomo interdipendente e curante, il cibo è certamente l’indicatore più emblematico.
«Il cibo, e lo spreco che è la sua negazione– spiega l’agroeconomista e accademico Andrea Segrè, fondatore dell’impegno contro lo spreco alimentare in Italia e in Europa – sono il punto di partenza centrale per interrogarsi sui limiti del nostro modello di sviluppo e immaginare un’economia diversa, di cura ed equilibrio ecologico.
Un sistema dove il valore del cibo si misura non solo nel prezzo, ma nel rispetto per le persone, la natura e il tempo». È questo il filo rosso del nuovo saggio che Andrea Segrè firma per Treccani Libri, in libreria dal 3 febbraio 2026: Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro (Collana Voci, 136 pagg., € 12), con la prefazione dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, guida del comitato scientifico che ha portato la cucina italiana a patrimonio UNESCO, e la postfazione del poeta e scrittore Davide Rondoni, alla guida del Comitato per le iniziative degli 800 anni dalla morte di San Francesco (1226 – 2026).
Nel saggio, infatti, la visione del Frate di Assisi legata al cibo come a un dono da condividere e non sprecare, si rifrange come una luce profetica, capace di illuminare il nostro percorso, ottocento anni dopo. Così, a ridosso della 13^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – 5 febbraio 2026 – il suo ideatore e fondatore, Andrea Segrè, neo-presidente della Fondazione intitolata a Pellegrino Artusi padre della cucina italiana (e che ha guidato la candidatura UNESCO), ci consegna un libro che parla di futuro.
Un “manuale” che mette a disposizione la cassetta degli attrezzi per rileggere e abitare il pianeta nel nostro millennio, a partire da una considerazione indifferibile: dobbiamo ripensare con urgenza il nostro rapporto con ciò che nutre la terra, e noi stessi. Il cibo, a poche settimane dalla proclamazione della cucina italiana patrimonio immateriale UNESCO, come baricentro della sostenibilità di sopravvivenza, attuale e futura: «il cibo come termometro della salute dell’umanità e della sua casa di riferimento, il pianeta: per realizzare – sottolinea ancora l’autore, Andrea Segrè – che la ricchezza non è abbondanza, ma misura. E che la cura non è semplicemente un atto di “altruismo”, ma un investimento strategico: un bene economico che genera valore sostenibile e benessere sociale, motore di produttività e stabilità sociale e ambientale».
La prima presentazione del libro è già in programma a Roma, proprio in occasione della 13^ Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio 2026 alle 18, nella Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Palazzo Mattei di Paganica (piazza dell’Enciclopedia italiana 4). Contro lo spreco ha una duplice “anima”: quella teoretica, innanzitutto, che restituisce una visione olistica, rigenerata e oggi necessaria del sistema di sviluppo, a partire dalla chiara definizione di alcune parole chiave: spreco, perdita, eccedenza, rifiuto. Perché, spiega l’autore, «la semantica dello spreco dimostrato che gettare è un atto culturale: un modo di dimenticare ciò che vale, di ridurre il cibo a merce senza storia». Un’anima che mette a fuoco il nesso tra limite e orizzonte per rileggere e riprogrammare il “database” e il “software” del sistema di convivenza socio-economico attuale e futuro, utilizzando un asse cartesiano definito appunto dal limite, ciò che ci richiama alla misura, e dall’orizzonte, ciò che invita a camminare e a guardare in avanti.
E una seconda anima, concreta e pragmatica, verificata dai dati: stime attualissime e certificate, quelle dell’Osservatorio Waste Watcher International sugli sprechi e i comportamenti connessi alla fruizione e gestione del cibo. Ma anche i dati della FAO e di Unhcr, Unep, dell’Istat, dell’Ispra e delle istituzioni scientifiche ed economiche di riferimento: parametri che individuano il perimetro sostenibile dell’esistente e del viaggio futuro, attraverso strumenti che cambiano radicalmente l’approccio operativo. Come il TCA, True Cost Accounting, la contabilità del costo reale del cibo, un metodo che integra al prezzo di vendita i costi e i benefici ambientali, sociali e sanitari del sistema agroalimentare, restituendo trasparenza e giustizia nella valutazione del prezzo. Il modo corretto di fare i conti, istituzionalizzato nel 2024 dalla FAO con il rapporto The State of Food and Agriculture.
Ma anche strumenti giuridico-normativi come il diritto al cibo (ius cibi), introdotto dal Consiglio comunale di Bologna (3 marzo 2025) per riconoscere a ogni persona il diritto a un’alimentazione sana, sicura, sostenibile e culturalmente adeguata (ius cibi). Un diritto che solo poche nazioni al mondo attualmente riconoscono costituzionalmente (fra questi Brasile, Sudafrica, Ecuador e India) e che esplicita il nesso fra diritto al cibo, salute pubblica, sostenibilità, coesione sociale e riduzione dello spreco, diventando cornice di governance alimentare e impegnando le istituzioni politiche locali a rendere esigibile per legge questo diritto.
L’orizzonte resta quello definito dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (l’Obiettivo 2 «sconfiggere la fame» e l’Obiettivo 12 «consumo e produzione responsabili»), ma la vera novità è che questo orizzonte – nella città Metropolitana di Bologna e auspicabilmente in molte altre in Italia e nel mondo) si costruisce dal basso, nelle scelte delle Amministrazioni territoriali, trasformando il diritto al cibo nella forma giuridica di una scelta culturale.
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Fonte: Treccani Libri


