“Il trattato va applicato. Danni agli agricoltori? Zero prove.” così un’ordinanza della Corte di giustizia europea che rigetta il ricorso polacco. In attesa della sentenza
Aut aut dalla Corte di giustizia europea alla Polonia: la sua richiesta di sospendere l’applicazione dell’accordo provvisorio di libero scambio tra Unione europea e Mercosur (ITA) è respinto al mittente.
Il via libera all’intesa interinale, deciso dal Consiglio Ue il nove gennaio scorso, resta valido. Lo ha deciso, nella sua veste di giudice cautelare, il sostituto vicepresidente della Corte, il lituano Irmantas Jarukaitis, con ordinanza emessa ieri, 29/09/2026.
Ora, la palla passa al collegio dei giudici europei, che potranno emanare una sentenza in merito alla causa intentata da Varsavia (causa C-460/26 R), senza che tale decisione sia pregiudicata dall’ordinanza.
Ma quali sono le motivazioni del ricorso polacco (proposto il 10/5/2026, ai sensi dell’art. 263 TFUE)? E quali le cause del suo congelamento? Al cuore di tutto c’è il capitolo agricolo. In primis, secondo il governo polacco, l’adozione dell’intesa è stata «controversa», basata «su un abuso di potere» e sulla «violazione del principio di leale cooperazione». Di più: «Le istituzioni Ue», intendendo attuare il patto «il più rapidamente possibile», avrebbero «privilegiato interessi economici selettivi a scapito del rispetto dei trattati e dei principi fondamentali dell’Unione». In particolare, dice la Polonia, la liberalizzazione degli scambi di prodotti agricoli, prevista dall’ITA: «In assenza di clausole “specchio” che impongano di rispettare norme di produzione equivalenti applicabili sia nell’Unione sia nei paesi del Mercosur», comporterà: «Un rischio reale di danni alla salute umana e animale, nonché all’ambiente nell’Unione».
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Non la pensa così Jarukaitis, secondo cui: «La Polonia non ha fornito alcun indizio concreto che consenta di dimostrare il verificarsi e l’imminenza probabili di un danno grave e irreparabile».
In merito ai rischi che l’import di prodotti agricoli dal Mercosur comporterebbe per la salute umana e animale, invece, il giudice cautelare Ue rileva: «Questi prodotti potevano essere già importati nell’Unione prima dell’adozione dell’ITA».
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Fonte: Italia Oggi


