Dal consumo domestico di quello sgusciato e tostato (che da solo in Italia vale 120 milioni) a quello nei dolci artigianali e in prodotti industriali (creme spalmabili e snack in testa) il mercato mondiale del pistacchio vale 5,5 miliardi di dollari e cresce del 5% all’anno

Consumi a pieni giri, domanda dei trasformatori in accelerazione, offerta con il freno a mano tirato: l’edizione 2026 del Pistacchio Day, che si celebra oggi 26 febbraio, fotografa un mercato globale particolarmente dinamico. Da alcuni anni il pistacchio è una delle materie prime agricole con il maggior boom di richieste e le previsioni indicano che è solo l’inizio.

Secondo un report di Mordor Intelligence il mercato globale del pistacchio passerà dagli attuali 5,49 miliardi di dollari (4,6 miliardi di euro) a 7,02 miliardi di dollari entro il 2031, con un Cagr del 5%. A trainarne la crescita mondiale concorrono diversi fattori: la forte domanda di proteine di origine vegetale e di prodotti plant based, l’affermazione di snack e barrette nel mondo healthy e dell’alimentazione sportiva, nonché il successo del pistacchio nel mondo dolciario, dove viene usata sempre più spesso e in un’ampia varietà di preparazioni. Che il pistacchio metta d’accordo tutti e ovunque lo conferma il caso del Dubai Chocolate, che ha conquistato mezzo mondo, dall’America Settentrionale (primo mercato in valore) alla regione Asia-Pacifico, l’area a più rapida crescita come domanda di pistacchio, in particolare in Cina e India.

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L’Italia dipende dall’import

Con le sue 4mila tonnellate di raccolto 2024, il pistacchio made in Italy rappresenta solo l’1% della produzione nazionale di frutta secca e copre a malapena il 12% del fabbisogno nazionale, stima Ismea. Le tipicità italiane sono nicchie d’eccellenza: nel 2024 di pistacchio verde di Bronte Dop se ne sono raccolte 341 tonnellate per un giro d’affari all’origine di 5,7 milioni di euro mentre quello di Raffadali Dop si è fermato a 180 tonnellate.

Invece, l’import è stato otto volte maggiore (32mila tonnellate) e per oltre la metà è arrivato dagli Stati Uniti e, a seguire, da Spagna e Iran, rivelano i dati Istat. La bilancia commerciale peggiora, anno su anno, in particolare per i pistacchi sgusciati (+50% tra 2023 e 2024) trainata da una domanda nazionale in forte espansione, soprattutto per i fabbisogni dell’industria italiana che usa i pistacchi in tanti prodotti tradizionali (pasticceria soprattutto) poi esportati in tutto il mondo. Il settore ha il vento in poppa e attira l’interesse di tanti investitori.

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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