Non è vero che “l’agroalimentare” è compatto contro il Mercosur. Mentre alcuni settori chiedono più scudi e controlli, molte sigle e filiere esportatrici spingono per chiudere l’intesa, puntando su apertura di mercato, tutela delle Ig e reciprocità.
Da un lato, ci sono filiere e associazioni che vivono l’accordo UE-Mercosur come una minaccia e chiedono garanzie stringenti e controlli serrati sui comparti più sensibili. Dall’altro, ce ne sono altre (che esportano e hanno un avanzo commerciale sostanzioso) che non chiudono la porta a priori. Anzi, invitano a chiudere l’accordo il prima possibile e spostano la discussione su un terreno più concreto: regole chiare, reciprocità e tutela delle Ig.
Il punto di vista di Unione Italiana Vini, Consorzio Pecorino Romano, Federalimentare e Origin sullo stesso argomento.
Origin Italia
Cesare Baldrighi, il presidente dell’associazione che riunisce 80 consorzi tra Igp e Dop tra le più significative in Italia, ha dichiarato al Foglio: “Abbiamo sempre espresso un parere favorevole, perché ogni qual volta l’Ue stipula accordi bilaterali e li accompagna con delle tutele alle Ig, ciò ci consente di distinguerci e proteggerci dalla concorrenza dei paesi in cui ci si presenta. In questo senso, non ci può essere un utilizzo improprio della denominazione, e dunque un’usurpazione del nome. Sappiamo che dalla parte strettamente agricola ci sono delle giustificate preoccupazioni, che noi comprendiamo. Ma non possiamo che esprimere un parere positivo sull’accordo con il Mercosur perché ci offre un’opportunità , come hanno fatto gli accordi con il Messico, il Canada e il Giappone, per nominarne alcuni”.
Pecorino Romano DOP
“L’accordo Mercosur è un’opportunità importante di apertura e crescita su nuovi mercati, ma solo se fondato su regole chiare e uguali per tutti” ha detto il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP, Gianni Maoddi. “È indispensabile il principio di reciprocità: se le produzioni dei paesi del Mercosur rispettano le stesse norme sanitarie, ambientali e di produzione vigenti in Europa, allora l a competizione è corretta e leale e i risultati vantaggiosi per tutti, anche per i consumatori che possono scegliere in tutta tranquillità quale prodotto acquistare. Se invece le regole non sono le stesse, si crea una distorsione del mercato che penalizza le nostre imprese mettendo anche a rischio la fiducia dei consumatori. La tutela delle indicazioni geografiche non è una barriera, ma una garanzia: senza parità di condizioni e senza il pieno riconoscimento delle Dop non può esserci un accordo davvero sostenibile “, ha concluso il presidente Maoddi, “la tutela delle indicazioni geografiche è garanzia di correttezza del mercato e protezione per l’intera filiera”.
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Fonte: Il Foglio


