Mercosur, stop dall’Europarlamento, “sì” al rinvio all’esame della Corte di giustizia Ue. La Commissione pronta al dialogo con deputati e Governi per una soluzione.

Con un voto clamoroso il Parlamento europeo ha chiesto ieri un parere giuridico alla Corte europea di Giustizia sull’accordo di partenariato appena firmato con il Mercosur. La mossa nasconde il tentativo di indebolire una intesa che non piace ad alcuni settori della società, in particolare quello agricolo. Il rinvio davanti alla magistratura comunitaria non pregiudica l’applicazione provvisoria dell’accordo, anche se la decisione ultima è politica.

I parlamentari erano chiamati a votare a Strasburgo su due identiche mozioni, la prima presentata da sinistra, la seconda da destra. Il testo della prima mozione è stato approvato con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti. Hanno partecipato alla votazione 669 deputati su 720. Il testo della seconda mozione è stato invece respinto, raccogliendo 402 no, 225 sì e 13 astensioni. In questo caso hanno partecipato alla votazione 640 deputati. La mozione poi approvata ha mostrato una spaccatura dei gruppi, in particolare del partito popolare. Molti deputati hanno deciso di chiedere un parere alla Corte per venire incontro al mondo agricolo, nonostante le molte garanzie ricevute.

Tra le altre cose gli agricoltori hanno ottenuto un anticipo di aiuti dal bilancio 2028-2034 di 45 miliardi di euro fin dal 2028, oltre che quote all’import e un meccanismo di indagine automatica nel caso di un aumento improvviso delle importazioni dal Mercosur. Il rinvio davanti alla Corte posticiperà il voto di ratifica del Parlamento, inizialmente previsto tra febbraio e aprile. Si presume che saranno necessari almeno sei mesi per ottenere l’opinione della magistratura comunitaria.

Rimane invece possibile l’applicazione provvisoria dell’intesa, come deciso dal Consiglio all’inizio del mese. Tecnicamente l’applicazione provvisoria entrerebbe in vigore non appena uno dei quattro Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) ratifica il trattato.

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Fonte: Il Sole 24 Ore