Il nostro cibo è famoso in tutto il mondo per sapore e qualità. E non è un caso, perché mangiare alimenti davvero made in Italy significa magiare cibo buono, in tutti i sensi. Cesare Baldrighi (Origin Italia) spiega il valore aggiunto di DOP e IGP
Si svolgerà a Mantova dal 15 al 17 maggio il Food&Science Festival, giunto quest’anno alla sua decima edizione: tre giorni di incontri, laboratori e spettacoli che portano in città scienziati, divulgatori, economisti, storici, rappresentanti della filiera produttiva e protagonisti della cultura contemporanea. Oltre 140 ospiti impegnati in oltre 150 incontri, per un programma molto articolato, scaricabile nella sezione dedicata sul sito del Festival: eventi ai quali si può partecipare gratuitamente, previa registrazione.
Tra i tanti argomenti che verranno affrontati, uno è dedicato al valore del Made in Italy, di cui sarà relatore Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, che interverrà al Food&Science Festival per raccontare come nascono i marchi del Made in Italy e come valorizzare il ruolo del territorio nella produzione; seguirà un focus sull’olio biologico di qualità, per sensibilizzare il pubblico sulle caratteristiche e sulla complessità di questo prodotto.
Food&Science Festival: come riconoscere il “vero Made in Italy”
Si fa presto a dire Made in Italy, perché alla lettera si potrebbe definire “fatto in Italia” qualunque prodotto realizzato in Italia, a prescindere dalla provenienza della materia prima. Affinché un prodotto alimentare possa essere definito davvero “italiano” occorre sia che la materia prima abbia origine italiana, sia che i processi di lavorazione o trasformazione avvengano in Italia. E per accertarsene, è necessario leggere attentamente le etichette e non fermarsi a guardare la presenza eventuale di bandierina tricolore apposta sulla confezione o una generica scritta “italiano”.
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DOP e IGP: una garanzia in più sulla territorialità del prodotto
Una garanzia assoluta sull’origine italiana dei prodotti agroalimentari è offerta dai marchi come I.G.P., acronimo che sta per “Indicazione Geografica Protetta”, e D.O.P., “Denominazione di Origine Protetta”, che ci danno la certezza che certi prodotti provengano da un’area geografica specifica. «Questo perché un prodotto, per ottenere riconoscimento IGP o DOP, deve rispettare un disciplinare che varia a seconda dei prodotti ma che deve essere validato da un ente certificatore» spiega Cesare Baldrighi.
«Inoltre, c’è un ulteriore step di controllo che riguarda la provenienza delle materie prime, le tecniche di produzione e di conservazione di ogni prodotto. Nello specifico, per ottenere la certificazione DOP un certo prodotto deve obbligatoriamente rispondere a 2 requisiti: il primo è che la materia prima provenga da uno specifico territorio, il secondo è che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione della materia prima avvengano all’interno dell’area dichiarata. Nel caso delle IGP, invece è sufficiente che una specifica fase della produzione sia effettuata all’interno dell’area geografica definita dal disciplinare, sulla base di quanto concordato dai produttori».
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