Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale
Per una volta partiamo dalla conclusione: alla domanda “Low-Alcol e NO-Alcol: solo una tendenza o il futuro?”, tema dell’incontro guidato da Cinzia Benzi sul Main Stage di Identità Milano 2026, al momento non esiste una risposta univoca.
Ma il solo fatto di riuscire a discuterne, a confrontarsi e – comunque – a guardare al futuro del mondo beverage, è un fattore positivo, per evitare di “fossilizzarsi” o di proseguire sulla propria strada con il paraocchi, senza accorgersi magari che il mondo sta prendendo un’altra direzione.
Il dibattito ha coinvolto vari protagonisti, interessati al discorso sui low e no alcol a vario titolo Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Francesca Argentero, Giovanni Rastrelli e Luca Argentero (l’attore non ha potuto intervenire ma ha mandato un suo contributo video) di Sodamore, Marzia Varvaglione, Presidente CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins), che ha mandato un suo contributo video, e Stefano Ricagno, presidente Consorzio dell’Asti DOP.
Proprio Ricagno ha rotto il ghiaccio, confermando come gli Spumanti dell’Asti DOP rispecchino già naturalmente una richiesta di prodotti a basso contenuto di alcol. «Siamo il Consorzio low alcol per eccellenza. È una Denominazione con 90 anni, rappresentiamo la storia dello spumante d’Italia, grazie a Carlo Gancia. Già all’epoca non aveva fatto altro che seguire le caratteristiche dell’uva, il Moscato, creando un vino tra i 5 e i 7 gradi, ma con maggiore presenza di zucchero».
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Fonte: Identità golose web


