L’agricoltura diventa target delle operazioni finanziarie, sempre più la finanza affianca le banche come fonte di credito
La grande finanza investe nel settore primario e soprattutto nell’agroindustria offrendo opportunità ma, nel contempo, anche fonte di criticità, temi che sono stati oggetto di un convegno «L’agricoltura del terzo millennio si confronta con la grande finanza tra criticità e opportunità» organizzato dalla Fondazione per gli studi giuridici e fiscali in agricoltura Gian Paolo Tosoni tenuto lunedì 7 settembre nell’ambito della Fiera Millenaria di Gonzaga.
L’argomento è stato oggetto di approfondimento sia sotto il profilo dell’evoluzione normativa che ha portato, dapprima, all’operatività, dal 15 giugno 2023, del registro del pegno mobiliare non possessorio e, dallo scorso 7 aprile, dello smobilizzo del magazzino delle merci a lunga stagionatura (articolo 8, legge 11 marzo 2026, n. 34) nonché degli investimenti della grande finanza nelle rinnovabili e, più di recente, anche in quote/diritti di produzione. Investimenti, quest’ultimi che, non di rado sono causa indiretta ma strettamente correlata, se non della cessazione, quantomeno della riduzione, dell’attivit.
Con il passaggio a produzioni a ridotta marginalità come la monocoltura, peraltro, spesso destinata alla alimentazione dei digestori per la produzione di biogas/biometano in luogo delle produzioni di grande pregio e maggiormente profittevoli, come quella del latte destinato, in particolare, alla produzione di Parmigiano Reggiano.
Gli investimenti della finanza, dunque, hanno effetti positivi sotto il profilo strettamente finanziario ma rischiano di portare anche conseguenze negative per il progressivo depauperamento del tessuto produttivo e del reddito degli operatori.
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Fonte: Il Sole 24 Ore


