L’idea della prima IGP con vini naturali è di un gruppo di viticoltori gallesi che puntano su produzione nel territorio, trasparenza in etichetta, sostenibilità.
La sostenibilità in vigna sembra essere un “modus operandi” sempre più presente nelle idee dei produttori, come si vede dall’ascesa delle superfici biologiche ma anche dall’interesse per i vini naturali, un fenomeno ancora di nicchia, ma con un interesse in crescita. Un panorama comunque in divenire e dove non mancano esempi virtuosi o progetti nuovi. In Italia, ad esempio, il Valdarno di Sopra DOP, in Toscana, i cui viticoltori del Consorzio sono già certificati biologici o in fase di conversione, sta da tempo lavorando per diventare la prima denominazione italiana interamente biologica per disciplinare.
E poi c’è anche chi, ai margini climatici estremi della viticoltura, come nel caso del Galles, sogna di aprire una nuova strada, diventando la patria della prima indicazione geografica di vino naturale al mondo. L’idea arriva dai produttori vinicoli gallesi.
Come riporta The Drink Business le norme proposte per la IGP del vino naturale del Galles escluderebbero l’uso di sostanze chimiche sintetiche, coadiuvanti tecnologici, additivi e lieviti industriali nella produzione del vino. Gli apporti di zolfo sarebbero limitati in quantità e consentiti solo durante l’imbottigliamento.
Per i vini, si parla di una produzione in Galles (l’attuale Igp per i vini gallesi consente che fino al 15% del vino sia prodotto con uve coltivate in Inghilterra; molti vini gallesi, inoltre, vengono prodotti in cantine inglesi) da uve fermentate spontaneamente coltivate nel Paese secondo pratiche biologiche su tenute certificate biologiche, rigenerative o biodinamiche.
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Fonte: WineNews


