Land of Wine, progetto IgP (per il Piemonte): l’idea è quella di un’indicazione geografica regionale, pensata come cornice comune capace di affiancare le grandi Doc e Docg: nasce dalla necessità di rafforzare -l’identità complessiva del vino piemontese e renderla più riconoscibile sui mercati internazionali

Il vino piemontese continua a macinare numeri importanti, ma sotto la superficie luccicante delle classifiche e dei primati si muove un settore che sta cambiando pelle. I brindisi non mancano, i riconoscimenti internazionali neppure, ma tra le colline e le cantine cresce la consapevolezza che nulla può essere più dato per scontato.

La sensazione diffusa è quella di una ricchezza solida, sì, ma esposta a scosse esterne e a trasformazioni profonde del mercato. H confronto tra gli ultimi due anni restituisce un quadro a doppia velocità. Il 2024 ha segnato un recupero produttivo rispetto al 2023, con una crescita intorno al 5% e volumi che hanno riportato la regione sopra i due milioni di ettolitri.

Gli imbottigliamenti hanno tenuto, le denominazioni di punta hanno confermato la loro forza e l’export ha continuato a sostenere i bilanci delle aziende. Ma il 2025 ha aperto una fase più complessa: le giacenze sono tornate a salire e le vendite mostrano segnali di rallentamento, soprattutto sui mercati esteri più maturi.

A pesare è innanzitutto il cambiamento dei consumi

Il vino non è più una presenza quotidiana sulle tavole, ma una scelta occasionale, legata alla qualità, all’esperienza e al contesto. Si beve meno e si seleziona di più. A ciò si somma il tema delle patenti, con regole più stringenti e una maggiore attenzione ai limiti alcolemici, che ha contribuito a ridurre il consumo fuori casa. H fronte internazionale, poi, ha aggiunto ulteriori incognite. Gli Stati Uniti restano il primo mercato di sbocco, ma i dazi hanno rallentato tutta la filiera. Un’incertezza che ha spinto molti produttori a rivedere strategie e posizionamento.

È in questo contesto che il Piemonte prova a giocare una partita di sistema. L’idea di un’indicazione geografica regionale, pensata come cornice comune capace di affiancare le grandi Doc e Docg, nasce dalla necessità di rafforzare l’identità complessiva del vino piemontese e renderla più riconoscibile sui mercati internazionali. Un progetto che punta a fare massa critica, senza rinunciare alle specificità locali.

Un primo banco di prova arriverà tra il 26 e il 27 gennaio, alle Ogr, quando Torino ospiterà «Grandi Langhe e il Piemonte del vino 2026». L’evento, ormai punto di riferimento per buyer e operatori, sarà anche l’occasione per misurare lo stato di salute del comparto e capire se, tra dazi, nuovi consumi e regole più severe, il vino piemontese saprà trasformare le difficoltà in una nuova fase di maturità.

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Fonte: Corriere Torino

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