L’Italia settentrionale è la seconda base industriale più grande d’Europa, dopo la Germania. Nonostante il ritorno del protezionismo e le tendenze antidemocratiche di Donald Trump, le aziende della regione vogliono continuare a lavorare con il mercato americano.

L’articolo racconta come, nonostante i dazi di Donald Trump e il clima politico poco rassicurante, gli industriali del Nord Italia continuino a puntare con decisione sul mercato statunitense.

Gli USA restano il primo partner commerciale extra-UE: nel 2024 l’Italia ha esportato lì circa 70 miliardi di euro e, nei primi nove mesi dell’anno, le esportazioni sono persino cresciute del 9,5%, senza crolli dopo l’entrata in vigore dei nuovi dazi.

Vengono raccontati casi emblematici: il gruppo farmaceutico Dompé, che realizza ormai tre quarti del suo fatturato negli USA e investirà un miliardo di euro oltreoceano grazie anche a condizioni regolatorie più favorevoli dell’Europa; aziende della siderurgia e della meccanica come Feralpi e Leveni, costrette a riorganizzare filiere e investimenti per aggirare o assorbire i dazi; produttori di eccellenze alimentari come l’Aceto Balsamico di Modena, che aumentano i prezzi ma riescono a difendere i margini.

Economisti e imprenditori avvertono però che il protezionismo sta frammentando il commercio mondiale in grandi blocchi regionali e che l’Italia, fortemente industriale, rischia una frenata della crescita. Ma rinunciare al mercato americano, per queste imprese, resta semplicemente impensabile

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Fonte: Le Monde

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