“Salto di qualità anche nei reati”: il dg di Qualivita sottolinea come le eccellenze della Dop economy stiano acquistando sempre più valore, finendo così nel mercato nero o nelle mani di collezionisti senza scrupoli.

A luglio, le tremila bottiglie di Alta Langa Docg alla cantina Banfi di Strevi, in Piemonte; a settembre, altre tremila bottiglie di Barolo alla Cantina Conterno di Monforte d’Alba; ora, a ottobre, il maxi furto da 30mila bottiglie (per 5 milioni di euro di valore) alla Marchesi Antinori, a Cortona. Tignanello, Solaia, Guado al Tasso sono spariti nel nulla. Non è la prima volta. Ne sanno qualcosa, ad esempio, Masi Agricola, a cui nel 2023 fu rubato un tir con 9mila bottiglie dal magazzino di Oppeano, così come l’azienda Sergio Mottura, nel 2024, a Civitella d’Agliano.

Colpi da professionisti, che siano essi bande afferenti alla criminalità organizzate o a commissioni disposte da facoltosi privati, che vanno ad alimentare un mercato parallelo, un mercato nero, dei prodotti di punta del made in Italy. Proprio come le opere d’arte. Lo sottolinea lo stesso Mauro Rosati, in questa intervista al settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Il direttore generale di Fondazione Qualivita, tra l’altro autore del recente libro La filosofia della Dop Economy, aggiunge però un elemento in più e parla di «salto di qualità in materia di reati contro l’agroalimentare».

Ricorderemo questo 2026 per i colpi ripetuti nelle cantine italiane: Banfi, Conterno, Marchesi Antinori. I vini made in Italy sembrano essere diventati oggetto del desiderio.
Sì. In questi anni, i marchi storici collegati alla cultura del vino italiano, così come quelli privati assieme ad alcune denominazioni, hanno incrementato la loro riconoscibilità internazionale, diventando una sorta di punto di riferimento e di guida per i consumatori. Anche il turismo enogastronomico ha consentito ai territori di fare questo scatto in avanti in termini di riconoscibilità. E i vini sono pienamente inseriti in questo fenomeno. Se, poi, di una certa tipologia di vino si producono poche bottiglie, allora si crea un valore che per certi versi potremmo definire invidiabile.

Come stanno cambiando i reati contro il nostro patrimonio agrifood?
Notiamo un salto di qualità in materia di reati contro il made in Italy agroalimentare. Finora, si ragionava solo sulle etichette false, sulle contraffazioni e sulle frodi alle Dop. Ma ora, per un certo tipo di clientela, frodi e contraffazione non bastano più. Pertanto, come accade proprio con le opere d’arte, cittadini privati commissionano furti ad hoc per avere nella propria casa o cantina queste etichette. Inoltre, è anche possibile che questi beni oggetto di furto finiscano nei mercati alternativi, su scala internazionale, attraverso la ristorazione e i canali distributivi. Il che rende più difficile la loro tracciabilità.

Sarà possibile risalire alle produzioni rubate?
Teoricamente si può risalire ai prodotti rubati tramite il codice univoco presente nelle fascette di Stato sulle bottiglie, nel caso delle produzioni Dop oppure attraverso il lotto di produzione. Ma non è un compito facile.

[…]

Fonte: Gambero Rosso

ARGOMENTI TRATTATI: , ,