Osservatorio Uiv: sui mercati extra Ue a marzo calo delle spedizioni di vino italiano dell’11%. Male gli Stati Uniti una boccata d’ossigeno da Sudamerica e Asia. Frescobaldi: indispensabile ridurre la produzione

Ancora nessun segnale di inversione di tendenza sul fronte delle esportazioni di vino italiano il prodotto più export oriented dell’intero agroalimentare made in Italy. Secondo i dati dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini nel primo trimestre del 2026 le vendite sui mercati extra Ue hanno chiuso con un fatturato vicino al miliardo di euro (-11%) risultato che pur rappresentando un miglioramento rispetto al primo bimestre (-16%) continua a restare saldamente in terreno negativo.

Il leggero miglioramento è stato determinato da un mese di marzo di sostanziale stabilità con un -2,3% a valore ma un +3,9% in volume. Secondo l’analisi Uiv basata su dati ufficiali, a calmierare parte della perdita non sono tradizionali mercati di sbocco ma quelli “nuovi”. Forti incrementi della domanda sono venuti infatti da Russia, Cina, Brasile (si cominciano a registrare i primi positivi effetti dell’accordo Ue-Mercosur) e Messico. Restano invece in forte calo le vendite nel principale mercato: gli Usa.

A marzo il vino italiano ha registrato negli Usa un calo del 20,5%. Un dato quest’ultimo però da maneggiare con cautela perché il confronto con il primo trimestre dello scorso anno sconta la forte corsa agli acquisti (cosiddetto frontloading) da parte degli importatori americani che già “vedevano” l’arrivo dei dazi aggiuntivi da parte del presidente Trump.

«I dati di mercato che riscontriamo – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – indicano che, in generale, il livello di guardia resta alto e che l’attenzione deve essere massima. L’imperativo, oggi, è misurare le proprie forze per mantenere il più possibile in equilibrio la filiera e continuare a garantire l’alto livello qualitativo oggi unanimemente riconosciuto al vino italiano. In tal senso, apprezziamo le decisioni assunte da alcune denominazioni di ridurre le rese in vista della prossima vendemmia e auspichiamo che questa indicazione possa essere condivisa e promossa anche a livello nazionale».

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Fonte: Il Sole 24 Ore.it