Torino IGP, è l’ora del Vermut liscio, Bruno Malavasi (presidente del Consorzio): “Grande ritorno di interesse per il suo consumo”.

Si fa presto a dire vermouth. Perché nel mare magnum dei prodotti indifferenziati, realizzati ai quattro angoli del globo (dalla Spagna all’Argentina, passando per il Sudafrica) a tenere dritta la barra della storia (e dell’originalità) c’è lui, il Vermouth di Torino IGP, padre certificato e piemontese di tutti i vini aromatizzati dalla V maiuscola. Italica sorella della doppia W di wermut, termine tedesco che indica l’Artemisia absinthium (assenzio maggiore) principale pianta aromatica alla base della sua preparazione, diffusa in tutta la regione subalpina. Da cui non a caso il vino prende il nome.

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Prodotto agroalimentare IGP dal 2017, unico nel suo settore in tutta la UE, con 7 milioni di bottiglie realizzate l’anno, un volume d’affari di 170 milioni di Euro nel 2024 e ben il 65% di prodotto destinato all’export in 82 paesi (tra i principali mercati USA, Canada e GB), il Vermouth di Torino è tutelato dal 2019 dall’omonimo Consorzio, riconosciuto ufficialmente dal Masaf lo scorso ottobre.

Consorzio che annovera 39 soci, tra importanti multinazionali, aziende storiche, realtà medio-piccole, coltivatori e raccoglitori di erbe officinali nonché laboratori per l’imbottigliamento: rappresentando così l’intera filiera e il 95% dell’IGP prodotto. Che sta vivendo (l’ennesima) fase premium della sua lunga esistenza grazie ad una nuova generazione di barman e chef, neo-testimonial delle sue versatilità.

Merito anche del successo internazionale di nemo propheta in patria? “Esistono tanti prodotti di tradizione che hanno avuto più notorietà all’estero e poi di ritorno anche in Italia (vedi il lambrusco ndr) “, spiega Bruno Malavasi, presidente del Consorzio di Tutela Vermouth di Torino IGP e Master of Botanicals presso Davide Campari Milano, professionista di lungo corso nel campo delle formulazioni a base di piante officinali. “In realtà per il Vermouth di Torino non c’è mai stata questa percezione, rivestendo da sempre un ruolo fondamentale nella miscelazione. No, quello che stiamo registrando è un grande ritorno di interesse per il suo consumo tal quale, in aperitivi e occasioni conviviali: l’IGP è infatti già piacevole di suo, senza bisogno per forza di degustarlo nei cocktail. Non a caso siamo passati dai meno 2 milioni di litri immessi al consumo del 2018 ai 5 milioni del 2025, con una crescita media annua superiore al 16%. E questo ha coinciso con il grande lavoro di promozione portato avanti negli ultimi 10 anni prima dall’Istituto e poi dal Consorzio: perché il nostro ruolo è anche quello di educare al Vermouth”.

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Fonte: EFA News.eu