Peste suina, l’allarme del Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP, una delle razze autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. Entrando in contatto con cinghiali o altri animali i capi possono essere contagiati
Un maiale dal mantello scuro, spezzato da una caratteristica fascia bianca che gli cinge il torace, ritratto persino negli affreschi del Trecento nel Palazzo Pubblico di Siena. La Cinta Senese è una razza suina ricominciata ad essere allevata negli anni Ottanta e costituisce un pezzo di storia vivente della Toscana, un miracolo di biodiversità salvato dall’estinzione grazie a decenni di lavoro e diventato uno dei simboli più esclusivi della Toscana gastronomica. È stata la razza con la quale le persone hanno ricominciato a mangiare carni ricche di lardo senza paura, sia in cottura che stagionate: il prosciutto ne è un esempio. Oggi però, questo ecosistema perfetto rischia di frantumarsi.
Il nemico si chiama Peste suina africana (Psa). Non è una novità: l’allarme si ripresenta con una regolarità ciclica che ricalca i peggiori incubi degli allevatori, ma questa volta la minaccia ha cambiato marcia. Il virus sta sviluppandosi in maniera violenta, stringendo la Toscana in una morsa e minaccia di spingersi verso il cuore produttivo della regione. Per una filiera d’eccellenza che conta meno di ottanta allevatori e poco più di 3000 capi certificati all’anno, un solo focolaio significherebbe l’abbattimento totale degli animali e la fine di un sogno biologico ed economico da 5,5 milioni di euro.
La vulnerabilità della Cinta sta paradossalmente in ciò che la rende unica: il fatto di vivere libera, allo stato brado o semibrado tra i boschi e i pascoli collinari. Blindare gli animali in capannoni asettici, per evitare per esempio il contatto con i cinghiali, significherebbe snaturarli e violare lo stesso disciplinare Dop. Per questo il Consorzio di Tutela chiede da quasi due anni di mettere in sicurezza il patrimonio genetico della razza, isolando un nucleo protetto di riproduttori prima che sia troppo tardi. Per capire l’effettiva gravità della situazione e come si sia arrivati a questo punto di non ritorno, abbiamo intervistato Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop.
Quali sono le differenze di questa peste rispetto agli anni scorsi visto che questo allarme si ripete in maniera ciclica?
“Le differenze rispetto il passato che la Psa sta avanzando in maniera forte sulla dorsale appenninica e da Massa Carrara, adesso è scesa a Lucca a Pistoia e avanza verso Prato, Firenze e Arezzo. L’allarme del consorzio è che questa pandemia rischia di far scendere i capi di Cinta Senese sotto i 3000 esemplari sul territorio toscano; quindi, il rischio di andare verso l’estinzione della specie per problemi di consanguineità è del tutto reale”.
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Fonte: Repubblica.it


