Dazi Stati Uniti – UE. Dopo il colpo di scena dello stop alla politica del presidente statunitense da parte della Corte Suprema, il Parlamento europeo si prepara a un nuovo stop della ratifica dell’intesa commerciale

Quando sembrava che tutto fosse ormai in discesa per il via libera definitivo dal Parlamento europeo alla ratifica dell’accordo commerciale Ue-Stati Uniti – dopo lo slittamento legato alle minacce di Washington di annettere la Groenlandia, la successiva distensione e la spinta dei popolari europei per approvarlo anche con una maggioranza di destra – un nuovo colpo di scena ha gettato tutto l’iter di approvazione nel caos. Lo scorso 20 febbraio, la Corte Suprema statunitense ha dichiarato illegittimi i dazi doganali imposti Donald Trump, sostenendo che avrebbero dovuto essere approvati dal Congresso e minando alle fondamenta l’accordo commerciale raggiunto a luglio 2025 tra Washington e Bruxelles.

I nuovi dazi

Dopo la sentenza, il presidente statunitense ha annunciato un nuovo dazio generalizzato del 15%, usando, appellandosi alla sezione 122 del Trade Act del 1974 – che non è mai stata applicata – e che consente al presidente di imporre un dazio fino al 15% per 150 giorni. Trascorso tale periodo, l’amministrazione dovrà richiedere l’approvazione del Congresso. Durante i 150 giorni, l’amministrazione lavorerà all’introduzione di nuovi dazi “legalmente ammissibili”, ha affermato Trump, ma l’incertezza regna sovrana.

E ora?

“Dobbiamo ora valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze”, ha dichiarato subito dopo l’annuncio della Corte Suprema statunitense il presidente della commissione per il Commercio internazionale (Inta) del Parlamento europeo, Bernd Lange (S&D), dopo aver convocato una riunione straordinaria del team negoziale della commissione parlamentare, con l’obiettivo di “valutare le possibili implicazioni sul lavoro in corso, in particolare in vista del voto della commissione”. La votazione sulle proposte legislative per attuare l’accordo Ue-Stati Uniti sarebbe in programma per martedì 24 febbraio, ma l’ulteriore caos scatenato dalle dichiarazioni di Trump su nuovi dazi globali del 15 per cento ha reso ancora tutto più incerto.

Puro caos

In un post su X pubblicato ieri (domenica 22 febbraio), lo stesso Lange ha annunciato che alla riunione di lunedì 23 febbraio “proporrò al gruppo negoziale di sospendere i lavori legislativi fino a quando non avremo una valutazione giuridica completa e impegni chiari da parte degli Stati Uniti”. Parlando di “puro caos doganale”, il presidente della commissione Inta si chiede se “le nuove tariffe basate sulla Sezione 122 non costituiscono una violazione dell’accordo” e “se gli Stati Uniti lo rispetteranno o se saranno in grado di farlo”. Dal momento in cui “nessuno riesce più a capirci qualcosa”, per l’eurodeputato tedesco sono necessarie “chiarezza e certezza giuridica” sui rapporti commerciali “prima di poter intraprendere ulteriori passi”.

Il coordinamento europeo

Mentre la Commissione sta “analizzando attentamente” la sentenza e le sue conseguenze per i rapporti commerciali tra Washington e Bruxelles per “fare chiarezza sui passi che intendono intraprendere in merito a questa decisione”, le capitali europee sono in contatto con il gabinetto von der Leyen per coordinare la risposta dell’Unione. Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha tenuto un “lungo colloquio” con il commissario europeo responsabile per il Commercio Maroš Šefčovič, “per concordare un’azione comune dell’Italia con la Commissione Ue e con i Paesi alleati”.

Pronti a tutto

Se la situazione dovesse precipitare per una nuova chiusura del dialogo da parte statunitense, sul tavolo di Bruxelles potrebbero tornare due “soliti noti”, che vengono discussi ogni volta che aumenta la tensione tra le due sponde dell’Atlantico. Prima di tutto, la riattivazione della lista di controdazi da 93 miliardi di euro, già pronta dalla primavera dello scorso anno e poi congelata proprio grazie all’intesa commerciale raggiunta da von der Leyen e Trump in Scozia a luglio.

Il bazooka

E poi c’è la possibilità dell’uso dello strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka economico” che protegge l’Unione dalle minacce esterne. Lo strumento, adottato nel 2023, è pensato per rispondere a dimostrazioni di forza da parte di Paesi terzi che hanno l’obiettivo di influenzare le scelte politiche dei Paesi membri dell’Ue e interferire con la loro sovranità. Nella teoria si sa che lo strumento anti-coercizione fornisce un quadro per cercare una soluzione attraverso il dialogo e, se necessario, adottare contromisure, ma nella pratica non è chiaro come funzionerebbe, considerato che a oggi non è mai stato attivato.

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Fonte: Europa Today.it