Dalle rassegne storiche legate al vino ai safari nei filari. I Consorzi di tutela trasformano la regione Marche in un laboratorio a cielo aperto: l’autunno marchigiano si veste dei colori caldi della campagna e del sentore antico della raccolta dell’uva, in un periodo dell’anno…
L’autunno marchigiano si veste dei colori caldi della campagna e del sentore antico della raccolta dell’uva, in un periodo dell’anno sempre un po’ magico e particolare, in cui la regione diventa un vero e proprio laboratorio di esperienze a cielo aperto tra terra, cultura e ospitalità.
Se da una parte l’annata 2026 si è distinta per una primavera particolarmente ricca di precipitazioni, che ha garantito un’ottima riserva idrica, dall’altra non è stato semplice affrontare un’estate caratterizzata da temperature molto elevate; la sanità delle uve risulta fortunatamente eccellente, tuttavia caldo e siccità hanno finito per accelerare le maturazioni, portando a un netto anticipo sui tempi di raccolta.
“Entro la prima settimana di settembre sono state già raccolte anche le ultime uve di Verdicchio, subito dopo è partito il lavoro sul Rosso Conero – osserva Michele Bernetti, Presidente dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini – Quest’anno si registra un calo del 10-12% delle uve rispetto al 2025, a causa di canicola e siccità. Occorre capire che sarà sempre più importante la gestione dei potenziali produttivi delle denominazioni, per mantenere equilibrio e non svalutare il valore delle produzioni”.
In questo contesto incerto, il Consorzio IMT e il Consorzio Vini Piceni guidano un comparto che sa sempre reinventarsi attraverso format esperienziali di ogni tipologia. Tra i paesaggi del Verdicchio e le colline del Conero, Umani Ronchi – Marchio Storico di Interesse Nazionale – propone, ad esempio, un modello d’accoglienza che va oltre la classica degustazione.
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Fonte: Quotidiano Nazionale.net


