Dopo cinque anni arriva il via libera dell’Unione europea per l’Asti DOP rosè. Il nuovo vino nasce dall’unione di moscato bianco e brachetto, in percentuale variabile a seconda del livello di dolcezza
Un percorso burocratico delicato, lungo cinque anni. Un esito atteso e festeggiato lungo tutte le colline dell’Astigiano. Il Piemonte ha un nuovo vino: l’Asti rosé, assieme alla sua versione spumante metodo classico. L’Unione Europea ha approvato la modifica ordinaria del disciplinare. L’Asti rosé deriva da un uvaggio, cioè dal mescolamento di uve di vitigni diversi con epoche di maturazione simili, tra il moscato bianco dal 70% al 90% e il brachetto dal 10% al 30%. Una oscillazione che consente alle cantine di modulare la dolcezza dal livello amabile fino all’extra brut.
Le previsioni
La produzione iniziale prevista è di 5 milioni di bottiglie e il target è costituito prevalentemente da donne tra i 35 e i 50 anni. Sul piano produttivo per il brachetto la resa massima è fissata a 8 tonnellate per ettaro e per il Moscato a 10 tonnellate. Le nuove regole eliminano il peso minimo delle bottiglie per favorire la sostenibilità e aboliscono l’obbligo della dicitura “Asti” sui tappi, mentre restano invariate le produzioni storiche del moscato d’Asti e delle sottozone.
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Fonte: Rai News.it


