Il Consorzio ha organizzato un incontro con le aziende e le associazioni di categoria agricole per presentare la prossima tappa del percorso di valorizzazione delle produzioni del territorio, dopo aver concluso il progetto di rilancio del Metodo Classico attraverso il Classese, presentato con successo alla scorsa edizione di Vinitaly.

Se il Classese resterà comunque la locomotiva in termini di traino d’immagine, il territorio vanta da sempre numerosi altri prodotti d’eccellenza che non sono mai stati valorizzati a sufficienza, anche a causa dell’appiattimento di ogni vino sotto il brand Oltrepò Pavese, che comprende vini di primo prezzo ma anche etichette considerate, a buon diritto, tra le massime eccellenze del panorama italiano. Alla base del nuovo progetto c’è dunque la costruzione di una piramide di posizionamento per i vini fermi, capace di collocare ogni produzione nella fascia di valore che merita, incidendo così sul valore delle uve di partenza e dei vigneti, che resta in definitiva l’obiettivo del Consorzio.

Alla base della piramide ci sarebbe il Provincia di Pavia IGP, da collocare in un segmento di ingresso. Appena sopra i vini Oltrepò Pavese, e al vertice i vini premium e oltre. Per questi ultimi il progetto prevede la creazione di una nuova denominazione su misura. La necessità di crearne una nuova nasce dal fatto che agire diversamente significherebbe intervenire in modo pesante su molti disciplinari, andando anche a ledere in diversi casi diritti preacquisti e rischiando anni di contenziosi che potrebbero, in ultima analisi, bloccare qualsiasi progetto. Al contrario, lavorando su qualcosa di nuovo non si modificherebbe nulla dello status quo, consentendo a ogni azienda di continuare a operare come ritiene più opportuno, ma offrendo un’opportunità a chi finora non ne ha mai avute di lavorare nel segmento più alto di qualità, posizionandosi di conseguenza.

In particolare, i vini fermi su cui la nuova denominazione sarà incentrata saranno i grandi rossi a base di uve autoctone, con Croatina e Barbera in primo piano. Sarà prevista anche una tipologia bianca da dedicare esclusivamente al Riesling Renano, così da risolvere l’equivoco storico tra questa varietà e l’Italico, che in futuro potrebbe quindi mantenere l’appannaggio esclusivo della tipologia Riesling nel disciplinare dell’Oltrepò Pavese.

Analogamente, nell’ambito del riordino complessivo, un’altra possibile modifica sarebbe togliere la tipologia ferma dal Bonarda, così da mantenere questa denominazione per la tipologia frizzante, certamente la più rappresentativa e tipica. In questo contesto troverebbe anche più senso il Buttafuoco, che diventerebbe una nicchia di eccellenza di un progetto di qualità dedicato ai rossi autoctoni fermi del territorio.

Infine, per valorizzare il Pinot Nero DOC nella sua versione rossa, l’idea sarebbe quella di lavorare sulla sua promozione a DOCG.

La proposta di una nuova DOC

La nuova DOC, oltre a seguire criteri produttivi orientati alla massima qualità, potrà prevedere le menzioni comunali, così che ogni comune dell’Oltrepò Pavese possa trovare una propria valorizzazione nei vini ottenuti da uve coltivate esclusivamente nel proprio territorio.

L’areale resterebbe quello dell’attuale Oltrepò vinicolo, con l’eventualità di introdurre un limite minimo di altitudine per i vigneti. Un’attenzione particolare sarà riservata anche alla sostenibilità, con la proposta innovativa di fissare un peso massimo per le bottiglie, così da ridurre drasticamente l’uso del vetro.

Quanto al nome, dovendo necessariamente trattarsi di un nome storico, legato al territorio, già presente e attestato, oltre che non confondibile con altre denominazioni, la proposta del Consorzio è stata quella di ripescare nella storia gloriosa di questo territorio il Montenapoleone, vino rosso che fino agli anni ’60 fu tra i più apprezzati insieme a Buttafuoco, Sangue di Giuda e Barbacarlo.

Il Consiglio di amministrazione attuale si propone, entro la fine del mandato nel febbraio 2027, di portare in Assemblea il progetto Montenapoleone, così che, come nel caso del Classese, si possa da subito partire con l’utilizzo del nome come marchio collettivo, già registrato l’anno scorso dal Consorzio a questo scopo, mentre verrà portata avanti la pratica di richiesta per la nuova denominazione. Nei suoi tre anni di mandato, dunque, il Consiglio di Amministrazione, nonostante i momenti di grandi difficoltà per il territorio, avrà chiuso tre temi cardinali da sempre dibattuti e mai risolti: la giusta rappresentanza delle aziende tramite il nuovo statuto, la valorizzazione della DOCG con il progetto Classese e il riordino delle denominazioni del territorio con il progetto Montenapoleone. La proposta è stata accolta con grande favore dalle associazioni e dalle aziende presenti, segnando così un altro fondamentale passo nell’opera di rivalorizzazione dell’Oltrepò Pavese.

Fonte: Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

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