Innovazione. Dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria soluzioni avanzate per seguire il percorso dei prodotti agroalimentari, contrastare le frodi e rafforzare la fiducia lungo tutta la filiera, valorizzando al contempo qualità, origine e autenticità dei prodotti

L a potremmo definire una scena del crimine sui generis. I detective di nuova generazione, armati di tecnologie innovative e a caccia di prove tangibili di Dna, oggi lavorano in quel percorso di trasformazione della materia agricola che dal campo arriva alla tavola. È lì che si gioca una delle sfide più importanti dell’innovazione agroalimentare. D’altronde se l’agritech guarda alla produzione agricola, il foodtech si concentra sulla trasformazione, sul controllo, sulla sicurezza e quindi sulla qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Un mercato globale che per Global market insights supererà i 460 miliardi di dollari entro il 2034, con una crescita annuale stimata attorno all’8%, mentre in Italia l’ecosistema delle startup foodtech ha raccolto lo scorso anno 121,6 milioni di euro, in crescita del +18% sull’anno precedente.

La tecnologia di Spoke 9

A questo comparto guarda lo Spoke 9 del Centro nazionale agritech finanziato dal ministero della Ricerca nell’ambito del Pnrr e dedicato alle tecnologie emergenti e alle metodologie innovative per tracciabilità e certificazione dei prodotti agroalimentari. Nell’Università Mediterranea di Reggio Calabria il Focuss Lab – acronimo che sta per food chemistry, authentication, safety and sensoromic laboratory – sta sviluppando soluzioni avanzate per monitorare e autenticare gli alimenti lungo l’intera filiera. Infatti il laboratorio opera sulla chimica degli alimenti. In pratica si occupa dell’impatto dei processi industriali sulla qualità del cibo e sulle caratteristiche compositive, organolettiche e funzionali, oltre che sulla sicurezza.

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I benefici della digitalizzazione

La digitalizzazione diventa alleato strategico. I dati raccolti dai sistemi sviluppati possono essere integrati con sensori, QRCode evoluti e piattaforme blockchain per garantire trasparenza, tracciabilità e fiducia lungo tutta la filiera.

Un approccio che unisce ricerca, industria alimentare e tecnologie digitali, trasformando la qualità alimentare da promessa a evidenza scientifica verificabile. Ma c’è di più. Il lavoro sui marker chimici e genetici consente di certificare autenticità e origine di prodotti simbolo del Mediterraneo come miele, olio di oliva extravergine e liquirizia.

«Per esempio dallo studio del fingerprinting metabolomico della Liquirizia di Calabria DOP è emerso che rapporti quali-quantitativi e alcune specifiche sostanze possono essere utilizzate come marker di origine della liquirizia calabrese rispetto a quella di altra origine geografica. Tutto ciò ha permesso di selezionare diversi marcatori che possono essere utilizzati per la tracciabilità ed identificazione varietale in quanto considerati geni barcode», , afferma Mariateresa Russo, professoressa di chimica degli alimenti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e presidente della società italiana di chimica degli alimenti.

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Fonte: Il Sole 24 Ore