Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il 2026 segnerà una forte accelerazione per i vini No-Lo italiani, con produzione attesa in aumento del 90%, trainata soprattutto dal Veneto. All’estero cresce il segmento “zero alcol”, in particolare in Usa, Regno Unito e Germania, mentre in Italia il mercato resta ancora agli inizi.

Dopo anni di rallentamenti normativi, il comparto dei vini No-Lo (Dealcolati, senza e a ridotto contenuto di alcol) entra in una nuova fase di sviluppo anche in Italia.

Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly durante Vinitaly 2026, per quest’anno è previsto un incremento del 90% della produzione nazionale, con una concentrazione rilevante soprattutto in Veneto, regione candidata a svolgere un ruolo centrale nella crescita del segmento.

Fino a oggi molte aziende italiane producevano dealcolati prevalentemente all’estero. Il nuovo scenario apre quindi una fase industriale inedita per il settore.

Export protagonista: il 91% delle vendite guarda ai mercati esteri

La spinta iniziale del comparto sarà fortemente orientata oltreconfine.

Secondo l’indagine condotta sulle principali imprese italiane già attive o in fase di ingresso nel segmento:

  • il 91% della produzione prevista sarà destinato all’export
  • il 77% delle vendite passerà dal canale retail
  • circa la metà delle aziende intende attivare la produzione direttamente in Italia

L’Italia parte con un ritardo temporale rispetto ad altri Paesi europei, ma il potenziale di crescita viene considerato elevato.

Usa, Regno Unito e Germania guidano il mercato No-Lo

Nel 2025, tra Germania, Regno Unito e Stati Uniti, il comparto No-Lo (no e low alcohol) ha generato vendite nella grande distribuzione per oltre 1,2 miliardi di euro, pari a circa 160 milioni di bottiglie.

Numeri ancora contenuti rispetto al mercato complessivo del vino, ma ormai sufficienti a configurare una nicchia strutturata e in espansione.

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Fonte: Ristoranti Web.com