Uno studio del Mimit, preparato dell’economista Marco Fortis, dimostra come al netto di auto ed energia, il Paese sia ormai il terzo esportatore al mondo e «un protagonista del commercio globale». L’avanzo da 50 miliardi spinge i conti pubblici e la credibilità

ll made in Italy ha retto di fronte all’introduzione dei dazi americani. Dì più, il suo export è cresciuto (+3,2 per cento), e non soltanto Oltreoceano (+7,2), nonostante i suoi primi pagatori (Germania, Francia e gli stessi Stati Uniti) scontino congiunture negative, per quanto diverse tra loro. E se negli anni scorsi i motori erano settori oggi in crisi conte l’auto o che faticano a contrastare il dumping asiatico (la moda), nell’ultimo ventennio la nostra manifattura è stata così dinamica da trasformare comparti come la meccanica, la farmaceutica, la cantieristica civile e militare, l’aerospazio o l’agroalimentare in giganti industriali a livello mondiale.

INVESTIMENTI

Non a caso l’economista, e vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis sottolinea nel report “Le nuove sfide del Made in Italy”, elaborato con il ministero delle Imprese, che «l’Italia è oggi più che mai una grande protagonista del commercio mondiale». Un biglietto da visita, ha aggiunto il ministro Adolfo Urso, che «aumenta le nostre credibilità e l’attrattiva. In Italia crescono, infatti, export e investimenti esteri», saliti questi ultimi del +20 per cento nell’ultimo triennio.

Lo scorso armo l’export è stato sostenuto da farmaceutica (+28,5 per cento), metallurgica (+9,8), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,3)e mezzi di trasporto (+4,1).

Infatti il Belpaese ha strappato al Giappone la quarta posizione come potenza esportatrice e ha un avanzo commerciale superiore ai 50 miliardi, anche grazie alla riduzione del deficit energetico. Dietro a questi numeri c’è un sistema dove diecimila tra medie e grandi imprese manifatturiere coprono oltre l’85 per cento dell’export, con mille marchi storici, e in grado di distribuire sui mercati mondiali «circa mille prodotti» che sono «nei primi tre posti al mondo per surplus con l’estero».

L’Italia primeggia per «borse in pelle, navi da crociera, piastrelle ceramiche di qualità, alcune tipologie di farmaci, occhiali da sole, pasta, macchine per imballaggio, grandi yacht, calzature in pelle e cuoio», ma è forte anche la richiesta per vini e spumanti, rubinetti e valvole, caffè torrefatto e mobili fino a gioielli e freni.

[…]

Fonte: Il Messaggero