Il settore del vino italiano tra calo dei consumi globali, cambiamento climatico e nuove strategie di sostenibilità e digitalizzazione: dal convegno di Wine&Siena 2026 emergono dati, sfide e opportunità per le imprese vitivinicole.

Negli ultimi anni il mondo del vino si trova a un punto di svolta. Nonostante l’Italia abbia confermato nel 2024 il suo primato mondiale nelle esportazioni, con oltre 8 miliardi di euro di valore e 21,7 milioni di ettolitri esportati, il settore affronta oggi sfide profonde e complesse. A livello globale, la produzione di vino si è ridotta e i consumi sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi decenni, con un calo di oltre il 3% nel 2024, influenzato da dinamiche economiche, scelte di vita più orientate al benessere e pressioni climatiche sempre più intense.

In questo scenario di trasformazione, termini come sostenibilità, digitalizzazione e nuovi comportamenti di consumo non sono più concetti astratti ma leve strategiche che ridefiniscono il modo in cui le imprese producono, comunicano e vendono vino — sia in vigna che nella relazione con il consumatore — sta infatti ridisegnando i modelli di business, aprendo nuove opportunità ma imponendo anche scelte coraggiose.

Lo si è capito molto bene durante il convegno che ha aperto l’edizione 2026 di Wine&Siena, la kermesse enogastronomica che tradizionalmente inaugura l’anno enogastronomico italiano: “Innovare per competere: esperienze e soluzioni per le imprese vitivinicole” presso la splendida Aula Magna Storica del Rettorato dell’Università di Siena.

Sentire un illustre banchiere spiegare con calma e dovizia di particolari come gli investimenti in sostenibilità di un’azienda siano diventati uno dei parametri fondamentali per concedere credito, fa capire come i cambiamenti climatici siano un fatto acclarato e incombente. Chi deve oggi prestare denaro alle aziende agricole vuole essere sicuro che abbiano un piano credibile per esistere ancora fra 10 – 15 anni sopravvivendo al clima impazzito che alterna siccità a eventi estremi e devastanti.

Un monito che da una parte fa piacere, perché la leva finanziaria spingerà le aziende a investire, e nello stesso tempo suscita apprensione perché non parliamo più di un fatto temuto ma di un presente che rischia di travolgere molte delle nostre produzioni di qualità. Dopo i saluti del rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra il convegno è entrato nel vivo con gli interventi di Confcommercio Siena con il suo presidente Stefano Bernardini, Gourmet’s Intenational con The WineHunter Helmuth Koecher, del Consorzio del Nobile di Montepulciano, di Mauro Rosati, direttore Qualivita, che ha parlato di come valorizzare il territorio con le indicazioni Geografiche. Ed ancora Leonardo Bellaccini, enologo di San Felice, Alexandra Pleka fondatrice e CEO di AP Projects, Paolo Nenci, consulente per la comunicazione digital, Giovanni Ferri di ToSeed & Partners, Paolo Delprato, responsabile prodotti, finanziamenti-ESG di Banca MPS, ossia il banchiere di cui sopra.

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I dati sulle PMI italiane

Dal punto di vista economico, il fatturato delle PMI vitivinicole si concentra attorno alla soglia di 1 milione di euro, con una mediana uniforme in tutte le macroregioni. La media complessiva è pari a 795.334 euro, con una forte variabilità territoriale, in particolare nel Sud e nelle Isole. Le grandi imprese, invece, mostrano una forte polarizzazione, con una media di 14,2 milioni di euro e una mediana di 6 milioni. Il Nord-Est si distingue per la presenza di grandi gruppi vitivinicoli, con una media di 23,3 milioni di euro e un massimo di 300 milioni.

L’accesso diretto al mercato ha registrato un aumento significativo. L’86,21% delle PMI e l’83,82% delle grandi imprese vitivinicole adottano modalità di accesso diretto, rispetto al 50% e al 43% del 2024. La vendita diretta rimane il canale principale, utilizzato dal 94,6% delle PMI e dall’88,5% delle grandi aziende, mentre la vendita online è in crescita, coinvolgendo il 57,5% delle PMI e il 64% delle grandi imprese.

Per quanto riguarda l’adesione ai Consorzi nel comparto vitivinicolo, i dati attuali mostrano che il 58.65% delle PMI vitivinicole aderisce a un consorzio, mentre la quota sale al 65.14% tra le grandi imprese vitivinicole.

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Fonte: Espansione